Intervista al Dott. Carlo Descovich
a cura di Danilo di Diodoro
D: Quando si pensa all'inappropriatezza si pensa, spesso, ad un inappropriatezza legata al fatto che non viene prescritto quello che potrebbe essere utile. Invece esiste anche il fenomeno inverso?
R: si, sono molti gli esempi e gli ambiti in cui al cittadino, al paziente, si tende a dare di più di quello che avrebbe effettivamente bisogno. Le motivazioni sono molteplici. Questo comportamento ha di per se due grossi svantaggi: uno che toglie risorse a chi avrebbe effettivamente bisogno di prestazioni sanitarie e due l'over-diagnosi o l'over-treatment spesso generano un danno per il paziente. Uno dei più grossi salti che, a mio avviso, il professionista può fare è aumentare la consapevolezza delle ricadute delle sue scelte sul paziente e sull'organizzazione. Quest'ultimo aspetto è spesso trascurato dal professionista sanitario. L'iperprescrizione fa dei danni al paziente a cui è indirizzata e distrae risorse dai pazienti che invece avrebbero altre esigenze. Per cui, se noi fossimo un pochettino più attenti a indirizzare le nostre attenzioni a prestazioni appropriate, abbattendo quelle inappropriate, faremo già un bel salto in avanti.
D: Questo atteggiamento di inappropriatezza in eccesso può giocare un ruolo? Ad esempio il concetto di medicina difensiva: l'idea che il medico ha di prescrivere tutto ciò che si può prescrivere perché così, in qualche modo, si mette al riparo da possibili conseguenze legali.
R: Ha toccato un tema molto caldo e molto attuale, soprattutto in Italia, viste le ricadute legali di certe scelte che sono state fatte. A sostenere buona parte dell'iperprescrizione delle inappropriatezze in eccesso sono quei comportamenti non del tutto consoni, volti ad un tentativo di protezione che il professionista mette in atto verso possibili ricadute medico legali per cui, diciamo, la tendenza è quella di percepirsi più protetti se faccio un esame in più, una richiesta in più, un approfondimento in più o se si prescrive una terapia preventiva. Si pensi, ad esempio, all'iperprescrizione di antibiotici per qualsiasi evento febbrile. Questo comportamento è parallelamente anche sostenuto da una forte richiesta del paziente, cosa vuol dire? Ho fatto esperienza personalmente, quando il professionista sanitario non prescrive indagini, non prescrive terapie, pur lavorando appropriatamente, il paziente ha la percezione di essere poco seguito, trascurato, non ben curato. Il medico che prescrive poco di base è percepito come un medico disattento e che tiene poco al suo paziente. Su questo bisognerebbe fare molto, almeno sull'empowerment del cittadino, cioè fornire gli strumenti per scelte più consapevoli. Il less is more del nostro articolo... fare di meno a volte si fa meglio per il nostro paziente.
D: Da queste indicazioni si capisce che la sua concezione del Governo Clinico, quindi, non è quella di uno strumento al servizio del contenimento della spesa, ma al servizio dell'appropriatezza. È così? Vuole spiegarcelo?
R: assolutamente si. Chi si occupa di Governo Clinico, infelice termine, spesso viene indicato come uno strumento nelle mani del management per abbattere i costi, ma io assolutamente non mi riconosco in questa descrizione. Fare Governo Clinico, mettere in atto strumenti di Governo Clinico, quindi applicare la così detta evidence base medicine, non di rado determina l'aumento di costi nell'attività sanitaria. A lungo andare è vero simile che i costi diminuiranno, ma lo scopo principe su cui si traduce l'efficienza dell'attività di Governo Clinico sta nel fatto che bisognerebbe, tutti insieme, intercettare quelle inappropriatezze che vengono erogate al paziente e le risorse risparmiate in quest'attività riallocarle in attività sanitarie appropriate che, ahime, non riusciamo ad erogare. Questo discorso è tanto più vero quanto più viviamo in un sistema con risorse limitate e che tendono pian pianino a calare, ma, e l'articolo lo sottolinea, questo vale in assoluto anche se avessimo risorse illimitate. Diciamo che tagliare l'erogazione di prestazioni non appropriate ridurrebbe i costi, ma ridurrebbe anche i rischi e le ricadute negative sul paziente.