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        <title>Riabilita.eu</title>
        <description>Le ultime 50 news da Riabilita</description>
        <link>http://www.riabilita.eu/</link>
        <lastBuildDate>Sun, 05 Sep 2010 17:06:50 +0100</lastBuildDate>
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            <title>Riabilita</title>
            <link>http://www.riabilita.eu</link>
            <description><![CDATA[Feed provided by Riabilita.eu.]]></description>
        </image>
        <item>
            <title>Troppe linee guida? AGREE II ti aiuta a scegliere!
Focus sulla nuova versione della checklist</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=227</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 11/08/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub><sup>(Tratto da <a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewissue.aspx?id=12">GIMBEnews</a>)</sup></sub></p>
<p align="justify">Secondo la definizione originale dell&rsquo;Institute of Medicine, le linee guida (LG) sono &ldquo;raccomandazioni di comportamento clinico, prodotte con metodi sistematici, allo scopo di assistere medici e pazienti [e manager, nda] nel decidere le modalit&agrave; di assistenza pi&ugrave; appropriate in specifiche circostanze cliniche&rdquo;. Oggi le LG vengono annoverate tra gli strumenti di governo clinico, per definire gli standard assistenziali e costruire gli indicatori di appropriatezza clinica, con il fine ultimo di erogare &ldquo;la migliore assistenza basata sulle migliori evidenze&rdquo;. Tuttavia, per una organizzazione che eroga assistenza sanitaria, la produzione ex-novo di LG &egrave; un progetto utopistico per limitata disponibilit&agrave; di tempo, risorse e competenze metodologiche. Come gi&agrave; descritto nella &ldquo;pillola&rdquo; sull&rsquo;adattamento locale delle LG (GIMBEnews 2010;3:5-6), l&rsquo;approccio pi&ugrave; efficace ed efficiente prevede una ricerca sistematica delle LG disponibili in letteratura, la selezione di una LG di riferimento, il suo adattamento locale e la costruzione del percorso assistenziale. Tuttavia, soprattutto in patologie a elevata prevalenza, si ritrovano numerose LG e i professionisti - influenzati pi&ugrave; dai contenuti clinici che dalla qualit&agrave; della LG - spesso non trovano accordo nella scelta della LG di riferimento. Qui entra in scena l&rsquo;AGREE, strumento di riferimento internazionale per la valutazione della qualit&agrave; delle LG, definita come &ldquo;la ragionevole probabilit&agrave; che le potenziali distorsioni nella produzione delle LG siano state adeguatamente gestite e che le raccomandazioni prodotte siano valide e applicabili in pratica&rdquo;. Considerato che il 4 giugno 2010 l&rsquo;AGREE Next Step Consortium ha pubblicato l&rsquo;AGREE II con la revisione dei 23 items e il nuovo manuale d&rsquo;uso1... l&rsquo;editoriale &egrave; d&rsquo;obbligo! <br />
<br />
<br />
<strong>Un po' di storia</strong> <br />
Alla fine degli anni &lsquo;90 viene costituita l&rsquo;AGREE (Appraisal of Guidelines for Research &amp; Evaluation) Collaboration con l&rsquo;obiettivo di sviluppare uno strumento per valutare la qualit&agrave; delle LG. Nel 2001, gli sforzi dell&rsquo;AGREE Collaboration si concretizzano nella pubblicazione dello strumento AGREE, una checklist costituita da 23 items raggruppati in sei dimensioni di qualit&agrave;, e del manuale d&rsquo;uso. </p>
<p align="left">(...)</p>
<p align="left"><a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=243">Articolo integrale</a></p>
<p align="right"><sub><sup></sup></sub></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Istruzioni mediche a chiare lettere</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=228</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 11/08/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da</sup></sub><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it"><sub><sup> Il Pensiero Scientifico Editore</sup></sub></a><sub><sup>)</sup></sub></p>
<p align="justify">Per le persone con un basso livello di alfabetizzazione, e in particolare con scarse capacit&agrave; di comprendere testi scritti, c'&egrave; un rischio superiore che l'assistenza sanitaria non abbia gli esiti migliori possibili: tuttavia il personale medico spesso non identifica tali soggetti. <br />
<br />
Limitazioni nella capacit&agrave; di ottenere, valutare e comprendere semplici informazioni necessarie per prendere decisioni appropriate per la salute sono pi&ugrave; comuni nei soggetti pi&ugrave; anziani, con un livello di istruzione inferiore, nelle persone provenienti da altri paesi o appartenenti a minoranze etniche. Tali limitazioni possono comportare difficolt&agrave; a interpretare le ricette mediche, a comprendere materiale di educazione sanitaria, o a seguire istruzioni scritte per prepararsi a test clinici. Un problema da non sottovalutare, secondo l&rsquo;articolo pubblicato nella rubrica &quot;Clinician&rsquo;s Corner&quot; del JAMA. <br />
<br />
Nel corso della visita medica spesso non c'&egrave; il tempo per una valutazione approfondita delle competenze linguistiche delle pazienti e dei pazienti, &egrave; per&ograve; possibile, con poche semplici domande, ottenere informazioni preziose.</p>
<p align="justify">(...)</p>
<p align="justify"><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=1028">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Pubblicate le relazioni del XX Congresso Nazionale SIQuAS-VRQ </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=229</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 11/08/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da </sup></sub><a target="_blank" href="http://www.siquas.it/"><sub><sup>SIQuAS-VRQ</sup></sub></a><sub><sup>)</sup></sub></p>
<p>Sono state pubblicate le diapositive delle relazioni presentate durante &quot;Qualit&agrave; &egrave; Sostenibilit&agrave;&quot;, il XX Congresso Nazionale della SIQuAS-VRQ che si &egrave; svolto a Grado dal 27 al 29 maggio 2010. <br />
<br />
Le relazioni sono visualizzabili nella pagina dedicata all'evento e comprendono il materiale presentato del Congresso e degli eventi pre-congressuali (seminario di John Ovretveit e convegno per i Medici di Medicina Generale). <br />
<br />
Nelle prossime settimane saranno caricati anche i video degli interventi. <br />
</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.siquas.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=91%3Agrado2010&amp;catid=45&amp;limitstart=7&amp;Itemid=75">Vai alla pagina dedicata all'evento</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>L’impatto delle Cochrane Reviews</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=230</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 11/08/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sup></sub></p>
<p>Come valutare il prestigio di una pubblicazione scientifica? Non c'&egrave; solo l'impact factor. David Tovey, editor in chief della Cochrane Library, lo illustra bene in un editoriale sull'impatto del Cochrane Database of Systematic Reviews (CDSR). <br />
<br />
L&rsquo;impatto si pu&ograve; misurare sulla base dell&rsquo;utilizzo: le revisioni Cochrane sono ampiamente usate da agenzie nazionali e internazionali, dall&rsquo;OMS, da gruppi impegnati nell&rsquo;elaborazione di linee guida, nonch&eacute; da pazienti, operatori e operatrici sanitari, quale sostegno per prendere decisioni. La Cochrane Library ha inoltre registrato in un anno un aumento del 19% delle visite, con pi&ugrave; di 1 milione di hit al mese, una ricerca sul sito ogni secondo, la visione di un abstract ogni 2 secondi e di un testo completo ogni 3 secondi. <br />
<br />
Un&rsquo;altra misura dell&rsquo;impatto &egrave; data dalla diffusione: le persone che collaborano alla redazione delle revisioni Cochrane provengono da pi&ugrave; di cento paesi e nel 2009 le revisioni sono state citate da autori e autrici provenienti da 85 paesi. Da sottolineare che c&rsquo;&egrave; poca sovrapposizione tra i lavori pi&ugrave; citati e quelli con il maggior numero di accessi; un dato che suggerisce che le priorit&agrave; di chi fa ricerca e delle altre persone che usano il database sono diverse. <br />
<br />
S&igrave;, ma l&rsquo;impact factor? </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=1030">Articolo integrale<br />
</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Dowload Area </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=231</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 11/08/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione neurologica</p>
<p>- Stroke rehabilitation and community reintegration. Provision of inpatient stroke rehabilitation. In: Canadian best practice recommendations for stroke care (Canadian Stroke Network 2010)<br />
- Stroke rehabilitation and community reintegration. Initial stroke rehabilitation assessment. In: Canadian best practice recommendations for stroke care (Canadian Stroke Network 2010) <br />
- Stroke rehabilitation and community reintegration. Outpatient and community-based rehabilitation. In: Canadian best practice recommendations for stroke care (Canadian Stroke Network 2010)<br />
- Stroke rehabilitation and community reintegration. Components of inpatient stroke rehabilitation. In: Canadian best practice recommendations for stroke care (Canadian Stroke Network 2010) <br />
- Stroke rehabilitation and community reintegration. Follow-up and community reintegration. In: Canadian best practice recommendations for stroke care (Canadian Stroke Network 2010) <br />
- Living with stroke. In: Clinical guidelines for stroke rehabilitation and recovery (National Stroke Foundation (Australia) 2009)<br />
- Management of consequences of stroke. In: Clinical guidelines for stroke rehabilitation and recovery (National Stroke Foundation (Australia) 2009)<br />
- Discharge planning, transfer of care and integrated community care. In: Clinical guidelines for stroke rehabilitation and recovery (National Stroke Foundation (Australia) 2009)<br />
- Organisation of care. In: Clinical guidelines for stroke rehabilitation and recovery&nbsp;(National Stroke Foundation (Australia) 2009) </p>
<p><a href="RiabilitazioneNeuro_download.html">Vai alla pagina</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Approfondimenti su... </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=232</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 11/08/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento<br />
Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione neurologica</p>
<p>- Efficacy of motor imagery in post-stroke rehabilitation: a systematic review (DARE. 2009)<br />
- Virtual reality in stroke rehabilitation: still more virtual than real&nbsp;(DARE, 2008)<br />
- Therapy-based rehabilitation services for patients living at home more than one year after stroke&nbsp;(Cochrane Database of Systematic Reviews 2008) </p>
<p><a href="RiabilitazioneNeuro_approfondimenti.html">Vai alla pagina</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Alla ricerca delle evidenze perdute</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=222</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 26/07/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sup></sub></p>
<p align="justify">I trial clinici dovrebbero iniziare e finire con revisioni sistematiche delle evidenze relative all'argomento trattato. Dovrebbero. <br />
Per la quarta volta, in dodici anni, Mike Clarke, Sally Hopewell e Iain Chalmers hanno esaminato i trial randomizzati pubblicati nell&rsquo;arco di un mese sulle cinque principali riviste internazionali di medicina: Annals of Internal Medicine, BMJ, JAMA, The Lancet, New England Journal of Medicine. Dei 28 studi identificati, ne &egrave; stato individuato solo uno che nel paragrafo &quot;Discussion&quot; ha esaminato i risultati del nuovo trial nel contesto di una revisione sistematica delle ricerche precedenti. Clarke et al. concludono dichiarando che le principali riviste internazionali &quot;vengono meno al compito di soddisfare le esigenze di coloro che desiderano usare i risultati dei trial randomizzati per prendere decisioni sull&rsquo;assistenza sanitaria&quot;. <br />
L&rsquo;appello &egrave; stato raccolto dalla redazione del Lancet che ha deciso di richiedere esplicitamente, a partire dal 1&deg; agosto, che tutti i trial clinici contengano: <br />
- una descrizione delle modalit&agrave; di ricerca di tutte le evidenze <br />
- una descrizione dei criteri adottati per valutare la qualit&agrave; delle evidenze <br />
- una dichiarazione su cosa il nuovo studio aggiunge a quelli precedenti. <br />
<br />
(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=1022">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Ortopedici basati sulle prove</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=223</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 26/07/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it">Il Pensiero Scintifico Editore</a>)</sup></sub></p>
<p>Nella splendida cornice di un resort tra i due laghi di Bracciano e Trevignano, venti ortopedici di varie citt&agrave; italiane si sono confrontati sulle nuove metodologie della chirurgia artroscopica della spalla. L'incontro &egrave; stato caratterizzato da alcuni elementi che potrebbero essere presi a esempio da chiunque pensasse di organizzare qualcosa di simile anche in altre discipline. <br />
<br />
1. Selezione dei partecipanti senza alcun filtro predefinito, essendo stata semplicemente basata sull'accettazione delle domande man mano che pervenivano. <br />
<br />
2. Rapporto docenti-partecipanti 8:20. Quindi, quasi un docente per ogni discente. &Egrave; da considerare per&ograve; che con il termine &quot;docente&quot; si identificava una delle persone che avrebbe curato una relazione o un approfondimento; docente che si calava nei panni di discente immediatamente esaurito il proprio compito. <br />
<br />
3. Introduzione al seminario a carattere metodologico per concordare/definire un lessico condiviso, sottolineare i punti critici, delineare con chiarezza i passaggi lungo i quali si sarebbe sviluppato il workshop. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=1020">Articolo integrale<br />
</a></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>International Journal of Clinical Practice: I prodigi della statistica</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=224</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 26/07/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://bmv.bz.it/default.asp?L=1">Biblioteca Medica Virtuale</a>)</sup></sub></p>
<p>La migliore strategia per gestire informazioni relative a opzioni diagnostiche e terapeutiche &egrave; essere consapevoli delle eventuali distorsioni contenute nei disegni degli studi e nella presentazione dei dati. Non serve la specializzazione in statistica, bisogna solo esercitare un pochettino di scetticismo e di curiosit&agrave; su quanto si legge. <br />
<br />
Lo dichiara Leslie Citrome (New York Univesity School of Medicine), nel suo commento a una serie di articoli sull&rsquo;uso, e abuso, della statistica. <br />
Di particolare interesse il contributo sul marketing farmaceutico, che fornisce alcune utili indicazioni su come le aziende utilizzino la statistica per presentare i loro prodotti nella migliore luce possibile. <br />
<br />
Ecco alcune domande che &egrave; bene porsi: <br />
- I risultati sono presentati in termini di riduzione assoluta del rischio o, ancora meglio, di number needed to treat? <br />
- Gli intervalli di confidenza sono utilizzati in modo appropriato? <br />
- La letteratura citata viene da una grande rivista, oppure proviene da simposi o supplementi di riviste? <br />
- I grafici presentano i dati correttamente? <br />
- A sostegno delle dichiarazioni ci sono numeri o, invece, affermazioni vaghe e/o con connotazioni emotive? <br />
<br />
(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://bmv.bz.it/content.asp?L=1&amp;idmen=150&amp;subc=2005">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Fine dei miracoli</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=225</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 26/07/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/default.asp">Blog Scire</a>)</sup></sub></p>
<p align="justify">Senti questa: una mattina qualsiasi, in una stazione della metropolitana di Washington. La gente passa indaffarata davanti a uno dei tanti suonatori in jeans e cappello da baseball che affollano i corridoi della metropolitana. L&rsquo;uomo sta suonando il violino, ma quasi nessuno si ferma, giusto un paio di passanti frettolosi gli lanciano un quarto di dollaro. Poi a un certo punto scende nella stazione della metro una persona che strabuzza gli occhi: quello &ldquo;strimpellatore&rdquo; &egrave; nientemeno che Joshua Bell, uno dei migliori violinisti al mondo che qualche sera prima aveva suonato uno Stradivari da tre milioni di dollari, in una sala stracolma alla Boston&rsquo;s Simphony Hall. Ma Joshua non &egrave; impazzito, non &egrave; improvvisamente diventato un homeless; si tratta di una specie di sperimentazione orchestrata dal Washington Post e perfettamente riuscita: messa di fronte a un evento straordinario, la maggior parte delle persone non lo riconosce. Adesso facciamo un esempio in Medicina, ammesso che possano ancora esistere eventi straordinari in Medicina: Alain Taieb, un dermatologo francese sta trattando con dei corticosteroidi un neonato affetto da un emangioma massivo del viso, ma senza successo, tanto che comincia ad essere compressa anche la trachea. Dato che il bambino dall&rsquo;et&agrave; di due mesi aveva sviluppato uno scompenso cardiaco, viene iniziata una terapia con propanololo orale, e come per incanto, l&rsquo;emangioma comincia a ridursi inaspettatamente di dimensioni. Taieb &egrave; senza parole, e da quel momento comincia a trattare con beta-bloccanti diversi bambini con emangiomi, fino a riportare la serie sul New England Journal of Medicine. Come avrebbe commentato Pasteur: &ldquo;Nel campo dell&rsquo;osservazione, la fortuna favorisce solo le menti preparate&rdquo;. <br />
<br />
Queste belle storie sono raccontate da Darshak Sanghavi, responsabile della Division of Pediatric Cardiology dell&rsquo;University of Massachusetts Medical School di Worcester in un articolo pubblicato su Lancet, ma non vogliono significare che in Medicina ci si aspettano miracoli: anzi sono riportate come eventi limite e paradossali, quindi stanno a significare esattamente il contrario. Ti ricordi Edward Jenner che inventa la vaccinazione quando si accorge che le donne affette dal vaiolo delle mucche non prendevano quello umano? O di Alexander Fleming che per caso scopre la penicillina cambiando la storia della Medicina e forse del mondo? Bene, dice Sanghavi, se te li ricordi, puoi anche scordarteli. La Medicina non avanza pi&ugrave; per scoperte miracolose, e forse &egrave; anche pericoloso credere che possa essere cos&igrave;. E quelli che credono di avere fatto scoperte miracolose che dall&rsquo;oggi al domani cambieranno il destino di questa o quella categoria di malati possono diventare pericolosi. Il fatto &egrave; che oggi la Medicina avanza invece per piccolissimi passi, per faticosi e lenti miglioramenti che vanno ad assommarsi gli uni agli altri. Niente pi&ugrave; eroi . Niente pi&ugrave; Jenner e Fleming. Forse &egrave; meno entusiasmante, ma pare che sia proprio cos&igrave;. Chi sognava di diventare una star in camice bianco deve rassegnarsi. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=106">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Visual analogue scale (VAS): istruzioni per l'uso
A cura di Gustavo Zanoli (Università degli ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=226</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 26/07/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.globeweb.org/">G.L.O.B.E.)</a></sup></sub></p>
<p align="justify">La registrazione di una misura clinica chiedendo al paziente di indicare un punto su una retta ai cui estremi corrispondono due condizioni estreme e antitetiche viene normalmente indicata con l&rsquo;acronimo inglese VAS (Visual Analogue Scale). La lunghezza del segmento &egrave; di solito 10 cm cosicch&eacute; la dimensione viene espressa da 0 a 10 (in cm), oppure da 0 a 100 (in mm), misurando con un righello la distanza fra l&rsquo;origine del segmento e il punto indicato dal paziente. <br />
Le scale visive di tipo analogico possono essere (pi&ugrave; comunemente) orizzontali, o verticali, apparentemente senza che ci&ograve; influenzi la misurazione. Sono stati inoltre messi a punto e validati anche diversi strumenti (righelli, termometri, pallottolieri) per facilitare la raccolta del dato. Ci&ograve; che le accomuna &egrave; la percezione che la dimensione misurata progredisca in maniera continua da un minimo a un massimo e la volont&agrave; di non &quot;ingabbiare&quot; le risposte del paziente in caselle predefinite come avviene per le Numerical Rating Scales (NRS, in cui il segmento &egrave; sezionato da tacche o addirittura caselle a cui corrispondono dei numeri progressivi) o per le Verbal Rating Scales (VRS, cio&egrave; delle scale di Likert in cui a ogni tacca corrispondono degli attributi della dimensione da misurare ordinati progressivamente). <br />
<br />
Se dal punto di vista compilativo e di registrazione del risultato non ci sono differenze fra i vari tipi di VAS, le propriet&agrave; psicometriche (validit&agrave;, sensibilit&agrave; ai cambiamenti, capacit&agrave; discriminativa, valori di riferimento, minima differenza clinica significativa) invece variano moltissimo al variare del contenuto, cio&egrave; a seconda della domanda che viene posta al paziente. La pi&ugrave; comune riguarda l&rsquo;intensit&agrave; del dolore (utilizzando come estremi &quot;nessun dolore&quot; e &quot;il massimo del dolore&quot;), al punto che spesso quando si parla di VAS si intende per antonomasia indicare la &quot;VAS dolore&quot; (pdf 18 Kb) , dimenticando non solo che il dolore possiede altre dimensioni misurabili e clinicamente rilevanti (la frequenza, l&rsquo;andamento giornaliero, la disabilit&agrave; causata dal dolore, la rilevanza soggettiva del sintomo) e che la stessa intensit&agrave; andrebbe meglio specificata (si tratta del dolore in quel momento oppure del picco del dolore raggiunto o ancora del dolore sofferto mediamente in un dato periodo?) ma anche che una rappresentazione analogica viene utilizzata per registrare le risposte in molti altri casi, sollecitando un giudizio su qualunque sintomo o funzionalit&agrave; (umore, capacit&agrave; funzionale, raffreddore, sonnolenza, forza muscolare, rigidit&agrave;, ecc.). In alcuni casi, interi strumenti di valutazione patient-oriented (Womac 3.0, McGill Pain Questionnaire) calcolano i punteggi facendo ricorso a una visualizzazione analogica per ogni risposta. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.globeweb.org/newsletter/guide_1.html">Articolo integrale<br />
</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Approfondimenti su... </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=221</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/><p>Aggiornamento<br />
Approfondimenti su... -&gt;Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Gomito</p>
<p>- Is Electrotherapy useful for tennis elbow? (2010, BestBets)<br />
- Effectiveness of physical therapy treatments on lateral epicondylitis (2008, CRD)<br />
-&nbsp;A systematic review with procedural assessments and meta-analysis of low level laser therapy in lateral elbow tendinopathy (tennis elbow) (2009, BMC)&nbsp;<br />
- A multicenter, prospective, randomized, controlled trial of open reduction--internal fixation versus total elbow arthroplasty for displaced intra-articular distal humeral fractures in elderly patients (2009, NCBI)&nbsp;<br />
- ACR Appropriateness Criteria&reg; chronic elbow pain (2008, NGC) <br />
- Early or late mobilisation in uncomplicated neck of humerus fractures (2008, BestBets)<br />
- Tennis elbow and epicondyle clasp (2007, BestBets)&nbsp;<br />
- U cast or functional bracing following fractures of the shaft of humerus (2007, BestBets)&nbsp;<br />
- MR findings in humeral epicondylitis: a systematic review (2005, CRD)<br />
- Corticosteroid injections for lateral epicondylitis: a systematic review (2004,NCBI)&nbsp;<br />
- Plaster or collar and cuff after reducing dislocated elbow? (2004, BestBets)&nbsp;<br />
<br />
</p>
<p><a href="gomito.html">Vai alla pagina</a></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Scettico, ma fiducioso</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=216</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 23/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/">Blog Scire</a>)</sup></sub></p>
<p align="justify">Cittadini e pazienti sono scettici verso i concetti basilari dell&rsquo;Evidence Based Medicine (EBM) e sembrano discostarsi a fatica dall&rsquo;approccio tradizionale e paternalistico della Medicina. Lo afferma uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori statunitensi guidati da Kristin Carman, che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Health Affairs. Lo studio &egrave; stato realizzato attraverso un&rsquo;articolata strategia di ricerca quali-quantitativa che ha messo insieme un&rsquo;indagine on line su oltre 2000 persone (con risposte ottenute da 1500 di loro), quattro focus group a cui hanno partecipato 34 persone, oltre che una serie di interviste cognitive finalizzate a esplorare conoscenze e convinzioni sul tema in esame. Dunque, mentre tra la maggioranza degli operatori sanitari, seppure a fatica, i concetti di base dell&rsquo;EBM cominciano a diffondersi in maniera sostanziale e vengono se non altro accettati come un punto di riferimento teorico, da parte dei cittadini essi sono poco conosciuti e compresi, e forse in parte pi&ugrave; o meno inconsciamente rigettati, anche perch&eacute; difficili da integrare nella pratica. <br />
<br />
Per entrare nello specifico: la ricerca di Carman e dei suoi collaboratori ha ad esempio messo in evidenza come solo circa la met&agrave; dei cittadini abbia almeno sentito parlare o letto che esistono da qualche parte risultati della ricerca biomedica che potrebbero aiutare gli operatori sanitari a indirizzare le loro scelte verso quelle verosimilmente pi&ugrave; utili per i pazienti. Il fatto &egrave; che la maggior parte delle persone d&agrave; invece per scontato che il loro medico basi sempre le sue decisioni sulle migliori informazioni disponibili. Andando poi ad approfondire, si scopre che con questo termine i pazienti non si riferiscono ai risultati della ricerca, ma a cose come i risultati degli esami clinici e la storia medica del singolo paziente. Si potrebbe dire, a questo proposito, che evidentemente alla maggioranza dei pazienti sfugge il fatto che le conoscenze mediche hanno una natura transitoria e mutevole, a causa della quale il loro medico dovrebbe costantemente aggiornare le proprie nozioni e la propria pratica clinica. <br />
<br />
La fiducia nel proprio medico sembra resistere anche di fronte a esempi eclatanti. Ad esempio, nel focus group &egrave; stato detto ai partecipanti che l&rsquo;uso dei beta-bloccanti in chi ha avuto un infarto del miocardio rappresenta uno standard riconosciuto di cura, attuato solo nel 25 per cento dei casi. Subito i presenti hanno sollevato una serie di eccezioni, legate al fatto che probabilmente se non vengono prescritti vuol dire che il medico ritiene che sia comunque meglio cos&igrave;. Non sembra facile da accettare l&rsquo;idea che forse quel medico ignora semplicemente quello specifico pezzetto di informazione proveniente dalla ricerca. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=105">Articolo integrale <br />
</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Peer review e ricerca: non basta la parola</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=217</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 23/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sup></sub></p>
<p>Di per s&eacute; il ricorso a referee esterni non &egrave; sufficiente a garantire validit&agrave; e trasparenza del processo di valutazione. Servono alcune cose aggiuntive: l&rsquo;accettazione convinta del criterio del merito nella distribuzione dei finanziamenti di ricerca da parte dei responsabili delle istituzioni e dei ricercatori che partecipano ai bandi; la separazione fra le funzioni di erogazione del finanziamento e di valutazione dei progetti; la decisione di merito interamente delegata a comitati scientifici di valutazione. Lo afferma un editoriale pubblicato dalla rivista <em>Ricerca &amp; Pratica</em>.<br />
<br />
Scrive <strong>Giuseppe Traversa del Centro nazionale di epidemiologia dell'Istituto Superiore di Sanit&agrave;</strong>: &quot;La scorsa estate Claudio Fiocchi, un noto ricercatore di origine italiana che lavora negli Stati Uniti, denunci&ograve; di essere stato ripetutamente contattato per favorire i progetti per i quali svolgeva il ruolo di referee per il Ministero dell'universit&agrave; e della ricerca scientifica. Tutto questo mentre, ovviamente, l'attribuzione dei progetti ai referee doveva rimanere riservata. Il ministro Gelmini dichiar&ograve; che avrebbe avviato un'indagine interna e preso provvedimenti. In attesa che siano resi pubblici gli esiti dell'indagine, cosa insegna quella esperienza? Se il sistema attuale &egrave; inadeguato, secondo standard largamente accettati all&rsquo;estero, lo si deve congiuntamente ai dirigenti delle istituzioni e ai tecnici chiamati a far parte delle commissioni. Solo in presenza di una distinzione esplicita fra soggetti che erogano i finanziamenti, inclusi i comitati scientifici che svolgono le funzioni di consulenza, e coloro che effettuano la valutazione di merito, ciascuno pu&ograve; giocare al meglio il suo ruolo: gli erogatori, sulla correttezza e trasparenza dei processi, e i tecnici, sul merito dei progetti stessi. Conta poi il ruolo che viene affidato ai referee esterni. Sono consulenti o prendono decisioni autonome? Il primo modello &egrave;, al meglio, quello adottato dalle riviste scientifiche. I referee, con i loro giudizi, forniscono elementi a sostegno della decisione finale, che rimane tuttavia interamente nelle mani del comitato editoriale. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=1010">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>CONSORT 2010 Statement: updated guidelines for reporting parallel group randomized trials</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=218</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 23/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da GIMBEnews)</sup></sub></p>
<p><strong>CONSORT 2010 Statement: updated guidelines for reporting parallel group randomized trials</strong> <br />
Il CONSORT (Consolidated Standards of Reporting Trials) Statement &egrave; il riferimento internazionale per il reporting dei trial controllati e randomizzati (RCT). Dopo 9 anni dall&rsquo;ultima revisione, arriva la terza versione del CONSORT con diverse novit&agrave;: necessit&agrave; di dettagliare la tipologia di RCT, modalit&agrave; per modificare gli outcome &ldquo;in corso d&rsquo;opera&rdquo;, riportare i risultati con misure assolute, fornire dettagli sul finanziamento, la registrazione e il protocollo del RCT.&nbsp;</p>
<p>(...)&nbsp;</p>
<p>BMJ 2010;340:c332 <br />
BMJ 2010;340:c869 <br />
</p>
<p>Articolo integrale</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Meno rischi con una &quot;guida&quot; consapevole
Stefania Rodella (Agenzia Regionale di ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=219</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 23/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sup></sub></p>
<p><strong>&quot;La gestione del rischio clinico&quot; &egrave; il titolo, &quot;Dalla consapevolezza alla sicurezza&quot; il sottotitolo. La gestione del rischio in Sanit&agrave; deve partire dalla consapevolezza? <br />
</strong><br />
Se io guido un&rsquo;auto veloce in una citt&agrave; affollata o in una strada ad alto traffico devo essere consapevole del rischio a cui sono esposto e a cui espongo altri, coloro che viaggiano con me o transitano nel mio stesso percorso. Solo cos&igrave; sono in grado di adottare misure e comportamenti efficaci (ad esempio, tenere le mani sul volante e non sul cellulare, guardare attentamente la strada, rispettare i semafori, tenere una distanza di sicurezza dalle auto che mi precedono, non tenere la radio a un volume eccessivo che mi impedisce di sentire i rumori esterni) nel ridurre al minimo questo rischio. La consapevolezza deriva dalla conoscenza dei problemi, ma anche dalla riflessione sull&rsquo;esperienza propria e di altri. Quindi s&igrave;, nelle nostre organizzazioni sanitarie la consapevolezza del rischio, connaturato a moltissime attivit&agrave; umane, &egrave; il primo passo per un comportamento individuale e del sistema a difesa della sicurezza dei cittadini e dei pazienti. Avere consapevolezza naturalmente non basta, &egrave; poi necessaria la volont&agrave; di metterla a frutto per far crescere competenza e padronanza nelle scelte e nelle azioni quotidiane <br />
<br />
<strong>In teoria la gestione del rischio &egrave; finalizzata alla miglioramento della qualit&agrave; dei processi di cura. In pratica non viene forse vissuta come uno strumento di difesa per prevenire l'errore e il contenzioso piuttosto che un'azione per una maggiore tutela dei pazienti e degli operatori?</strong> <br />
<br />
Sono due facce della stessa questione. Affermare che la gestione del rischio sia soltanto un modo per migliorare la qualit&agrave; delle cure sarebbe probabilmente un&rsquo;ingenuit&agrave;, ma considerarla soltanto uno strumento di difesa sarebbe riduttivo. &Egrave; senz&rsquo;altro vero che la rapida diffusione dello strumento &quot;gestione del rischio&quot; e la sua legittimazione istituzionale &egrave; stata determinata, da noi come in altri Paesi, anche dalla volont&agrave; del management e della politica di dotarsi di uno strumento tangibile per governare contenzioso e relative conseguenze a vari livelli...</p>
<p>(...)</p>
<p>Articolo integrale<br />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>REUMATISMOSommario Rivista  Numero 1 Volume 62 Anno 2010</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=220</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 23/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.reumatismo.org/">REUMATISMO</a>)</sup></sub></p>
<p align="left">La qualit&agrave; della vita dei pazienti con artrite reumatoide: valutazione mediante la versione italiana del questionario Arthritis Impact Measurement <br />
F. Salaffi, C.M. Vaccaro, T. Manacorda, L. Pardini, V. Coletta, C. Montecucco </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.reumatismo.org/DettaglioRivista.asp?numero=ultimo&amp;language=it">Pagina integrale<br />
</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Architettura della ricerca clinica
Come scegliere il disegno di studio appropriato?</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=211</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewissue.aspx?id=11">GIMBE<em>news</em></a>)</sup></sub></p>
<p>Nel 1985 David Sackett et coll. con il libro &ldquo;<em>Clinical Epidemiology: a basic science for clinical medicine</em>&rdquo;, gettava le basi del critical appraisal, strumento chiave dell&rsquo;<em>Evidence-based Medicine</em>, di fatto figlia legittima dell&rsquo;epidemiologia clinica. Le regole del <em>critical appraisal</em> e la metodologia della ricerca clinica sono infatti strettamente condizionate dalle regole dell&rsquo;epidemiologia clinica che ispirano i due obiettivi della pillola:</p>
<ul>
    <li>classificare i disegni di studio che appartengono alla ricerca primaria quantitativa, senza approfondire le numerose varianti; </li>
    <li>definire per quali quesiti di ricerca possono essere utilizzati i vari disegni di studio, abbandonando definitivamente l&rsquo;immagine di una gerarchia delle evidenze identica per tutti i quesiti clinici.&nbsp;&nbsp; </li>
</ul>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>Definizioni</strong></span></p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>Ricerca (clinica) primaria.</strong></span> Comprende tutti gli studi, osservazionali e sperimentali, condotti sul genere umano: dal <em>case-report</em> al <em>mega-trial</em>. </p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>Ricerca secondaria.</strong></span> Ha l&rsquo;obiettivo di integrare i risultati degli studi primari attraverso la loro ricerca, valutazione critica, selezione e sintesi. Comprendono le revisioni sistematiche (con o senza meta-analisi), le linee guida, i report di health technology assessment, le analisi economiche, le analisi decisionali.</p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>Ricerca quantitativa.</strong></span> Studia e misura l&rsquo;entit&agrave; dei fenomeni attravero gli studi osservazionali e sperimentali.</p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>Ricerca qualitativa.</strong></span> Studia il perch&egrave; accadono i fenomeni, utilizzando questionari e interviste strutturate.</p>
<p>Nella figura (modificata da Grimes DA, et al. Lancet 2002), sono schematizzati gli studi analizzati dalla pillola, che appartengono alla ricerca primaria quantitativa.</p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>I quesiti di ricerca</strong></span><br />
Uno studio clinico pu&ograve; rispondere ad una delle seguenti categorie di research questions, ciascuna delle quali ha specifici obiettivi:</p>
<ul>
    <li><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>Eziologia</strong></span>: valutare la responsabilit&agrave; eziologica dei fattori di rischio di malattia. </li>
    <li><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>Diagnosi</strong></span>: valutare l&rsquo;accuratezza dei test diagnostici. </li>
    <li><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>Prognosi</strong></span>: valutare la storia naturale di malattia e la potenza dei fattori prognostici. </li>
    <li><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>Terapia</strong></span>: valutare l&rsquo;efficacia degli interventi sanitari preventivi, terapeutici, assistenziali, educazionali, riabilitativi, palliativi, etc. </li>
</ul>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>1. Studi osservazionali</strong></span></p>
<p>Sono caratterizzati dall&rsquo;assenza di intervento attivo da parte dei ricercatori, che si limitano a osservare i fenomeni.</p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>1.1. Studi descrittivi</strong></span></p>
<p>I ricercatori osservano e descrivono, senza effettuare analisi statistiche: classicamente comprendono i <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong><em>case reports</em></strong></span> e le <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>serie di casi</strong></span> (<em>case series</em>); in realt&agrave; anche alcuni <span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>studi trasversali</strong></span> di prevalenza appartengono a questa categoria. Anche se collocati nella parte inferiore della gerarchia delle evidenze, gli studi descrittivi rivestono un ruolo importante nel riconoscimento di nuove malattie e di presentazioni insolite in malattie frequenti, oltre che per l&rsquo;identificazione di nuovi fattori di rischio, inclusi gli effetti avversi dei farmaci e di altri interventi sanitari. Un frequente errore nella loro interpretazione &egrave; sovrastimarne l&rsquo;importanza dei risultati; in realt&agrave;, le ipotesi generate dagli studi descrittivi dovrebbero essere testate, prima di generalizzarne i risultati, mediante studi analitici. </p>
<p><span style="COLOR: rgb(51,51,51)"><strong>1.2. Studi analitici</strong></span></p>
<p>In questi studi i ricercatori non si limitano a osservare e descrivere, ma analizzano i dati delle osservazioni. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=212">Artocolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>La terapia con bisfosfonati riduce il rischio di frattura in donne in età post-menopusale?  Un ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=212</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><blockquote style="MARGIN-RIGHT: 0px" dir="ltr">
<p>R. Iovine <br />
Coordinatore Sezione SIMFER Evidence-Base Rehabilitation<br />
<a href="mailto:roberto.iovine@ausl.bo.it">roberto.iovine@ausl.bo.it</a> <br />
</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi potrebbe dire che l&rsquo;alendronato non sia un farmaco utile nel ridurre il rischio di frattura in donne in et&agrave; post-menopausale? Gli autori della recente revisione della Cochrane Collaboration sull&rsquo;argomento (1) segnalano addirittura una &ldquo;gold evidence&rdquo; * (2) nella prevenzione secondaria delle fratture vertebrali, non vertebrali e dell&rsquo;anca ed una evidenza appena inferiore (&ldquo;silver&rdquo;) per la prevenzione della prima frattura vertebrale. Gli autori sottolineano che l&rsquo;effetto non solo &egrave; statisticamente significativo, ma anche clinicamente rilevante: infatti l&rsquo;NNT ** (3) per le fratture secondarie d&rsquo;anca a 5 anni &egrave; 48: in altri termini, si devono trattare 48 donne con 10 mg al giorno di alendronato (o dose equivalente) per evitare una frattura del terzo prossimale del collo del femore. Essendo questa una frattura gravata da una mortalit&agrave; nel primo anno maggiore del 20% rispetto a quella attesa per et&agrave; (4) si capisce bene la rilevanza clinica del trattamento farmacologico. Dovremmo quindi proporre il trattamento con alendronato a tutte le donne in et&agrave; post-menopausale? </p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Immaginiamo di ricevere in ambulatorio la signora R., di 55 anni, in leggero soprappeso, non fumatrice, in menopausa da qualche anno e che ha recentemente riportato una frattura vertebrale di L3 da minimo trauma. La MOC depone per una osteopenia (T = -1,5). La signora non ha problemi di equilibrio, a seguito di una nostra precisa domanda nega che la madre abbia mai subito una frattura del terzo prossimale del femore. La signora vuole un consiglio sulla opportunit&agrave; di iniziare una terapia con alendronato. Voi consultate al volo la revisione Cohrane, raggiungendo in pochi secondi l&rsquo;abstract (gratuito on line) che leggete rapidamente: al termine vi sentite di consigliare fortemente l&rsquo;inizio della terapia con alendronato, stante la alta rilevanza clinica del suo effetto. La signora R per&ograve;, poich&eacute; la terapia dovrebbe durare tutta la vita, comincia ad avere qualche perplessit&agrave; e vi chiede quali sarebbero nel suo specifico caso i benefici e quali i possibili effetti avversi. A questo punto avete bisogno di approfondire la questione e dite alla paziente di tornare il giorno successivo. Al termine dell&rsquo;ambulatorio recuperate la versione &ldquo;full text&rdquo; della revisione e cominciate a sfogliarla elettronicamente. </p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">A questo proposito mi piace ricordare quella che a me sembra la migliore definizione di una revisione Cochrane e cio&egrave; &ldquo;la pi&ugrave; autorevole risposta ad un quesito clinico&rdquo;. Essa esprime in modo semplice quello che &egrave; il criterio ispiratore della Cochrane Collaboration e cio&egrave; di fornire una banca dati di risposte cliniche autorevoli, facilmente recuperabili, sintetiche, immediatamente utilizzabili, che aiutino quindi i clinici a proporre ai propri pazienti lo stato dell&rsquo;arte delle conoscenze</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">La dimostrazione di questa ispirazione la troviamo proprio nella revisione sull&rsquo;alendronato: in essa infatti troviamo due altri documenti molto importanti e soprattutto utili nella presa di decisione clinica. Uno &egrave; l&rsquo;indice di Black (5): si tratta di un questionario (vedi allegato 1) grazie al quale le risposte a sei domande consentono di attribuire ad ogni singola donna in menopausa un punteggio (da 1 a 9) in modo da suddividere la popolazione generale delle donne in menopausa in 5 classi di rischio differenti. Una settima domanda, opzionale, riguarda il valore del T score alla MOC: in questo caso il punteggio varier&agrave; da 1 a 13 ma le classi di rischio rimangono le stesse 5. Il secondo documento &egrave; una tabella (vedi Allegato 2) che riporta il rischio di frattura in et&agrave; postmenopausale in base al punteggio dell&rsquo;indice di Black. Se applichiamo l&rsquo;indice di Black alla signora R. vediamo che arriva al punteggio 3 (et&agrave; = 0; frattura s&igrave; = 1; madre no = 0; peso no = 0; fumo no = 0; disequilibrio no = 0; MOC - 1,5 = 2; totale: 1+2 = 3). In base alla tabella citata la nostra paziente appartiene alla seconda classe di rischio (quella a va da 3 a 4 punti); applicando proprio quella tabella vediamo che il rischio nei 5 anni successivi di una seconda frattura vertebrale &egrave; del 2,5%, di una frattura in qualsiasi distretto &egrave; del 13,%, di una frattura del terzo prossimale del femore dello 0,9%. I valori di NNT sono rispettivamente di 91, 33 e 200. La definizione di NNT ci dice, prendendo ad esempio le fratture dell&rsquo;anca, che se trattiamo 200 pazienti simili alla nostra, per 199 di queste il destino non cambier&agrave; (si frattureranno o meno indipendentemente dalla terapia con alendronato) mentre per una paziente il destino sar&agrave; di avere evitato una frattura. Ma come si arriva a questi numeri e che significato hanno? Prendiamo ad esempio le fratture d&rsquo;anca: nei 5 anni successivi il rischio &egrave; dello 0,9% nelle non trattate e si riduce allo 0,4% nelle donne in terapia con alendronato: ogni 1000 donne quindi, verranno risparmiate 5 fratture (0,9%-0,4%=0,5% cio&egrave; 5 /1000, da cui l&rsquo;NNT = 200). Pertanto 995 donne su 1000 messe in trattamento non vedranno il loro destino cambiare: 991 non si sarebbero fratturate comunque e 4 si frattureranno comunque: solo per 5 donne il destino verr&agrave; cambiato. Ragionamento analogo si pu&ograve; fare per le fratture vertebrali e per quelle di altri distretti.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Cosa diremo il giorno successivo alla nostra signora R. ? In un modello paternalistico di medicina tutto sarebbe pi&ugrave; semplice: ci limiteremo a decidere per la paziente che cosa &egrave; meglio per lei, sulla base della nostra interpretazione pi&ugrave; o meno consapevole delle sue preferenze o peggio ancora sulla base del valore che noi diamo al possibile rapporto rischio/beneficio del trattamento (far fare una terapia medica a vita gravata di un rischio sia pure minimo di effetti collaterali, in vista di una probabilit&agrave; di beneficio di entit&agrave; modesta).</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Aderendo noi per&ograve; ad una visione pi&ugrave; umanizzata della medicina e pi&ugrave; attenta ai valori espressi dal singolo paziente, convinti che sia necessaria una sua partecipazione alle prese di decisione che riguardano la sua salute, ci troviamo di fronte ad una ulteriore difficolt&agrave;: comunicare efficacemente alla paziente i dati che abbiamo trovato in letteratura perch&eacute; lei, sulla base della sua personale gerarchia valoriale, possa esprimere un reale consenso informato alla decisione da prendere.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Come ben preconizzato dal precedente editore del BMJ (6) la difficolt&agrave; del medico oggi sta proprio nel comunicare l&rsquo;incertezza dei dati che la ricerca ci propone senza perdere autorevolezza nei confronti dei pazienti.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Informare non &egrave; comunicare: non &egrave; certo sufficiente limitarsi ad una esposizione dei dati. E&rsquo; necessario infatti aprire canali di ascolto per capire quali siano le reali preferenze della nostra signora R, quanto sia per lei cio&egrave; importante evitare una ulteriore frattura rispetto a quanto tema di assumere magari con una bassa probabilit&agrave; di efficacia un farmaco per il resto della sua vita. In questo arduo e faticoso lavoro di comunicazione ci possono venire in aiuto altre agenzie come il CeVeas che produce sintesi della letteratura in monografie veramente esaustive ed in cui posiamo trovare anche molti dati relativi alla incidenza di effetti collaterali (7).</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Infine, lo prescriviamo o no il trattamento farmacologico? Non esiste una risposta univoca: il farmaco &egrave; potenzialmente utile ma con una efficacia variabile a seconda della fascia di rischio cui la paziente appartiene: la scelta se iniziare o meno o la terapia dipender&agrave; dalle preferenze della paziente una volta adeguatamente informata. Un fisiatra inoltre non mancher&agrave; di tenere nel giusto conto gli altri fattori in grado di influire sul rischio di caduta (7) e sulla progressione della osteoporosi (8) quali la propensione verso l&rsquo;attivit&agrave; fisica, il livello di sedentariet&agrave;, le modalit&agrave; lavorative, la presenza di patologie muscoloscheletriche e cos&igrave; via.</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><br />
</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><br />
</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><br />
</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Bibliografia</p>
<p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="5" width="652">
    <colgroup><col width="23"></col><col width="609"></col></colgroup>
    <tbody>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>1</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p>Wells GA, Cranney A, Peterson J, Boucher M, Shea B,Welch V, Coyle D, Tugwell P. Alendronate for the primary and secondary pr<span lang="en-GB">evention of osteoporotic fractures in postmenopausal women. </span><span lang="en-GB"><em>Cochrane Database of Systematic Reviews </em></span><span lang="en-GB">2008, Issue 1.</span></p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>2</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p>www.cochranemsk.org</p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>3</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p>http://www.cebm.net/index.aspx?o=1044</p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>4</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p lang="en-GB">Cummings SR &amp; Melton III LJ. Epidemiology and outcome of osteoporotic fractures. The Lancet 2002; 359:1761-67</p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>5</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p><span lang="en-GB">Black DM, Steinbuch M, Palermo L, Dargent-Molina P, Lindsay R, Hoseyni MS, et al.An assessment tool for predicting fracture risk in postmenopausal women. </span><span lang="en-GB"><em>Osteoporosis International </em></span><span lang="en-GB">2001;</span><span lang="en-GB"><strong>12</strong></span><span lang="en-GB">(7):519&ndash;28.</span></p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>6</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p lang="en-GB">Smith R. Communicating Risk: the main work of doctors. BMJ 2003; 327: 691-692.</p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>7</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p><font color="#0000ff"><u><a href="http://www.ceveas.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/18">http://www.ceveas.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/18</a></u></font></p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>8</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p>Gillespie LD, Robertson MC, Gillespie WJ, Lamb SE, Gates S, Cumming RG, Rowe BH. Interventions for preventing falls in older people living in the community. Cochrane Database of Systematic Reviews 2009, Issue 2. </p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>9</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p>Bonaiuti D, Shea B, Iovine R, Negrini S, Welch V, Kemper HHCG, Wells GA, Tugwell P, Cranney A. Exercise for preventing and treating osteoporosis in postmenopausal women.</p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p><br />
            </p>
            </td>
            <td width="609">
            <p><br />
            </p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>*</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p>Il livello &ldquo;gold&rdquo; viene attribuito se esiste almeno uno studio randomizzato e controllato di adeguata potenza e buona fattura, ed &egrave; inferiore al &ldquo;platinum&rdquo; ma superiore al &ldquo;silver&rdquo; ed al &ldquo;bronze&rdquo;. </p>
            </td>
        </tr>
        <tr valign="top">
            <td width="23">
            <p>**</p>
            </td>
            <td width="609">
            <p>Il Number Needed to Treat &egrave; infatti il numero di pazienti da trattare per avere un esito negativo in meno.</p>
            </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><br />
</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Per approfondire:</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Iovine R. &ldquo;Evidence-Based Medicine ed Evidence-Based Practice in Riabilitazione&rdquo;. In Nuovo trattato di Medicina Fisica e Riabilitazione. A cura di GN Valobra, R.Gatto, M. Monticone. Vol I, Cap. 4: pagg . Torino 2007</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><br />
</p>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><br />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Medici e infermieri a caccia di informazioni</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=213</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/default.asp">Blog Scire</a>)</sup></sub></p>
<p align="justify">Medici e infermieri cercano informazioni per la loro professione con modalit&agrave; molto specifiche, strettamente finalizzate all'interazione con i pazienti. Vanno quindi a caccia il pi&ugrave; possibile di indicazioni precise per la pratica clinica. Questo tipo di approccio &egrave; decisamente distante dai modelli di ricerca di informazioni di tipo accademico, o comunque da quelli che sono caratteristici di chi fa ricerca. Peccato che <strong>tutto il sistema dell&rsquo;informazione medico-scientifica ruoti invece ancora molto attorno a queste due modelli, risultando cos&igrave; di scarsa utilit&agrave; per l&rsquo;operatore sanitario pratico</strong>. Sono questi i risultati principali di una ricerca effettuata da una studiosa inglese, Paula Younger, che li ha pubblicati sulla rivista <em>Health Information and Libraries Journal</em>, in un articolo intitolato <em>Internet-based information-seeking behaviour amongst doctors and nurses: a short review of the literature</em>. Si tratta di una revisione di letteratura che ha preso in esame 23 revisioni precedenti, realizzate in vari paesi americani ed europei, tra i quali per&ograve; non c&rsquo;&egrave; l&rsquo;Italia. </p>
<p align="justify"><strong>Pochi sono gli studi che avevano precedentemente messo a confronto il comportamento di ricerca di informazioni di medici e infermieri,</strong> un fenomeno che si &egrave; modificato radicalmente negli ultimi anni soprattutto per il grande sviluppo della disponibilit&agrave; di informazioni on-line, che a sua volta ha reso possibile la nascita stessa dell&rsquo;Evidence Based Medicine (EBM). </p>
<p align="justify"><strong>Per quanto riguarda in particolare gli infermieri</strong>, gli aspetti principali che emergono da questa revisione sono che anche loro, come i medici, per ottenere informazioni che considerano mancanti, si rivolgono soprattutto ai colleghi. Il loro utilizzo delle fonti on line &egrave; elevato durante gli anni di studio, per poi scendere drasticamente negli anni successivi, anche per la scarsa confidenza con i database specifici della professione. Inoltre, va considerato che solo circa la met&agrave; degli infermieri dichiara di avere accesso a un computer connesso alla rete, senza contare il grande problema rappresentato dal poco tempo a disposizione da dedicare a questa attivit&agrave;. Infine, emerge il problema della scarsa fiducia nelle proprie capacit&agrave; di valutare criticamente la letteratura scientifica e di filtrarla prima di poterla prendere in considerazione per la propria pratica clinica. </p>
<p align="justify"><strong>Per quanto riguarda i medici</strong>, come ormai diverse ricerche hanno dimostrato, anche loro dipendono soprattutto dai colleghi quando vanno alla ricerca di qualcosa che ritengono di non sapere. Ci si fida del collega conosciuto pi&ugrave; che della letteratura. Molti medici, infatti, fino al 70 per cento, sentono di non avere sufficiente confidenza con i database di informazioni, un dato particolarmente marcato tra i medici di medicina generale. Nonostante una certa loro &ldquo;staticit&agrave;&rdquo; i libri continuano a rappresentare ancora un punto di riferimento. Anche i medici, comunque, quando cercano informazioni, vorrebbero trovare indicazioni il pi&ugrave; possibile precise per la propria pratica clinica. </p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=96">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Peer review: i referee sono 'troppo buoni'?</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=214</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><p align="right"><sub><sup>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/index.asp">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sup></sub></p>
<p align="justify">Il processo di peer-review non &egrave; pi&ugrave; in grado di garantire la qualit&agrave; dei lavori scientifici che arrivano alla pubblicazione? Lo suggerisce uno studio pubblicato su <em>PLoS One</em>, che rivela come <strong>i referee delle riviste medico-scientifiche siano in media pi&ugrave; &lsquo;buoni&rsquo; dei direttori delle riviste quando si deve giudicare un lavoro proposto.</strong>I ricercatori dell&rsquo;University of California Davis di Sacramento coordinati da Richard L. Kravitz hanno preso in esame 2264 manoscritti sottoposti al Journal of General Internal Medicine (JGIM) inviati successivamente a 2 o 3 referee ciascuno, per un totale di 5881 revisioni effettuate da 2916 referee: il 28% delle revisioni proponeva la non pubblicazione del lavoro, ma il tasso di articoli rifiutati alla fine &ndash; dopo l&rsquo;intervento di direttore e redazione &ndash; &egrave; salito al 48% (quasi il doppio). Interessante notare che persino nei casi nei quali tutti i referee avevano proposto la pubblicazione, il 20% degli articoli sono stati bocciati dal direttore. Commenta William Tierney dell&rsquo;Indiana University-Purdue University di Indianapolis: &ldquo;Dobbiamo migliorare l&rsquo;affidabilit&agrave; del processo di peer review aiutando gli editor &ndash; che hanno la responsabilit&agrave; di dire l&rsquo;ultima parola sulla pubblicazione o meno di un lavoro &ndash; a conoscere meglio le limitazioni delle raccomandazioni dei referee. La ricerca pubblicata sta diventando un fattore sempre pi&ugrave; significativo nel dialogo scientifico.</p>
<p align="left">(...)</p>
<p align="left"><a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=999">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Il Questionario per l'arto superiore DASH</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=215</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 03/06/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><blockquote style="MARGIN-RIGHT: 0px" dir="ltr">
<p>Hudak P, Amadio P, Bombardier C (1996) Development of an upper extremity outcome measure: The DASH (disabilities of the arm, shoulder and hand) American Journal of Industrial Medicine 29, 602-608</p>
<p>&nbsp;</p>
</blockquote>
<p dir="ltr"><a target="_blank" href="http://www.globeweb.org/documenti/pdf/settoriali_AAOS_DASH_arto_superiore.pdf">Scarica il PDF della&nbsp;versione italiana (G.L.O.B.E.)</a></p>
<p dir="ltr">Il sito <a target="_blank" href="http://www.dash.iwh.on.ca/manual.htm">The DASH Outcome Measure</a> </p>
<p dir="ltr"><a target="_blank" href="http://www.globeweb.org/documenti/strumenti.html">Altri test e strumenti su G.L.O.B.E.</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Approfondimenti su...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=210</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 14/05/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione dei disordini    muscolo-scheletrici -&gt; Regione cervico-dorsale<br />
<br />
- Physical examination for lumbar radiculopathy due to disc herniation in patients with low-back pain (2010, NCBI)<br />
- Posterior pelvic pain provocation test is negative in patients with  lumbar herniated discs (2009, NCBI)<br />
- Pain responses in repeated end-range spinal movements and psychological  factors in sick-listed patients with low back pain: is there an  association? (2009, NCBI)<br />
- Development of the Italian version of the Oswestry  Disability Index (ODI-I): A cross-cultural adaptation, reliability, and  validity study (2009, NCBI)<br />
- Clinic-based training in comparison to home-based training after first-time  lumbar disc surgery: a randomised controlled trial (2009, NCBI)<br />
- Recurrent disc herniation and long-term back pain after primary lumbar discectomy: review of outcomes reported for limited versus aggressive disc removal (2009, NCBI)<br />
- An evidence-based review of the literature on the consequences of conservative versus aggressive discectomy for the treatment of primary disc herniation with radiculopathy (2009, NCBI)<br />
- Sciatica: review of epidemiological studies and prevalence estimates (2008, NCBI)<br />
- Intervertebral disc: anatomy-physiology-pathophysiology-treatment (2008, NCBI)<br />
- Clinical decision rules for identification of low back pain patients with neurologic involvement in primary care (2008, NCBI)<br />
- A best-evidence review of diagnostic procedures for neck and low-back pain (2008, NCBI)<br />
- Early neuromuscular customized training after surgery for lumbar disc  herniation: a prospective controlled study (2007, NCBI)<br />
- Cost-effectiveness of physical therapy and general practitioner care  for sciatica (2007, NCBI)<br />
- Herniated Lumbar Disk (2006, AAFP)<br />
- Traction for low-back pain with or without sciatica (2005, NCBI)<br />
- The effectiveness of exercise programmes after lumbar disc surgery: a randomized controlled study (2005, NCBI)<br />
- Bed Rest Is Bad for Back Pain, Ineffective for Sciatica (2005, AAFP)<br />
- Effects of home strength training and stretching versus stretching alone  after lumbar disk surgery: a randomized study with a 1-year follow-up (2005, NCBI)<br />
- Economic evaluation of a behavioral-graded activity program compared to  physical therapy for patients following lumbar disc surgery (2004, NCBI)<br />
- Efficacy of dynamic lumbar stabilization exercise in lumbar microdiscectomy (2003, NCBI)<br />
- Behavioral Graded Activity Following First-Time Lumbar Disc Surgery:  1-Year Results of a Randomized Clinical Trial (2003, Spine) <br />
- Results of early active rehabilitation 5-7 years after surgical treatment for lumbar disc herniation (2002, NCBI)<br />
- Physical examination signs, clinical symptoms, and their relationship to  electrodiagnostic findings and the presence of radiculopathy (2002, NCBI)<br />
- Diagnostic value of history and physical examination in patients  suspected of lumbosacral nerve root compression (2002, NCBI)<br />
- Randomized controlled trial of neural mobilization after spinal surgery (2001, NCBI)<br />
- Early active rehabilitation after surgery for lumbar disc herniation: a  prospective, randomized study of psychometric assessment in 50 patients  (2001, NCBI)<br />
- Conservative Treatment of Sciatica: A Systematic Review (2000, CRD)<br />
- Early Aggressive Exercise for Postoperative Rehabilitation After  Discectomy (2000, Spine)<br />
- Can Exercise Therapy Improve the Outcome of  Microdiscectomy? (2000, Spine)<br />
- Return to work after  surgery for lumbar disc herniation. A rehabilitation-oriented approach  in insurance medicine (1999, NCBI)<br />
- Early Active Training After Lumbar Discectomy: A Prospective, Randomized, and Controlled Study (1998, Spine)<br />
- Supervised endurance exercise training compared to home training after  first lumbar diskectomy: a clinical trial (1994, NCBI)<br />
- A randomized-control study of active and passive treatments for chronic low back pain following L5 laminectomy (1994, NCBI)<br />
- Clinical trial of postoperative dynamic back exercises after first  lumbar discectomy (1993, NCBI) <br />
- Intensive dynamic back exercises with or without hyperextension in  chronic back pain after surgery for lumbar disc protrusion. A clinical  trial (1993, NCBI)<br />
- Rehabilitation after surgery for lumbar disc herniation: results of a  randomized clinical trial (1986, NCBI)<br />
<br />
<a href="regione_lombopelvica.html"> Vai alla pagina</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Dowload Area </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=208</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 11/05/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione dei disordini  muscolo-scheletrici -&gt; Regione lombo-pelvica<br />
<br />
- Interrater Reliability of a New Classification System for Patients with  Neural Low Back-Related Leg Pain (2009, JMMT)<br />
- A Novel Tool for the Assessment of Pain: Validation in Low Back Pain  (2009, PLOS Medicine)<br />
- Prolonged conservative care versus early surgery in patients with  sciatica caused by lumbar disc herniation: two year results of a  randomised controlled trial (2008, BMJ)<br />
- Cardiovascular and lifestyle risk factors in lumbar radicular pain or  clinically defined sciatica: a systematic review (2007, Eur Spine)<br />
- Effectiveness of conservative treatments for the lumbosacral radicular  syndrome: a systematic review(2007, Eur Spine)<br />
- Surgery versus Prolonged Conservative Treatment for Sciatica (2007,  NEJM)<br />
- A randomised controlled trial of post-operative rehabilitation after surgical decompression of the lumbar spine (2007, Eur Spine)<br />
- Surgical vs Nonoperative Treatment for Lumbar Disk Herniation: The Spine  Patient Outcomes Research Trial (SPORT): A Randomized Trial (2006,  JAMA)<br />
- Prolonged conservative treatment or 'early' surgery in sciatica caused  by a lumbar disc herniation: rationale and design of a randomized trial  (2005, BMC)<br />
- Manipulative therapy and/or NSAIDs for acute low back pain: design of a  randomized controlled trial (2005, BMC)<br />
- Spinal Manipulative Therapy for Low Back Pain. A Meta-Analysis of Effectiveness Relative to Other Therapies (2003, Annals of Internal Medicine)<br />
- Evaluating and managing acute low back pain in the primary care setting  (2001, JGIM)<br />
<br />
<a href="Rlombopelvica_download.html">Vai alla pagina</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Approfondimenti su...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=209</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 11/05/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione dei disordini   muscolo-scheletrici -&gt; Regione cervico-dorsale<br />
<br />
- Assessment of  neck pain and its associated disorders: results of the Bone and Joint  Decade 2000-2010 Task Force on Neck Pain and Its Associated Disorders  (2009, NCBI)<br />
- Does expecting mean achieving? The association between expecting to  return to work and recovery in whiplash associated disorders: a  population-based prospective cohort study (2009, NCBI)<br />
- Assessment of  neck pain and its associated disorders: results of the Bone and Joint  Decade 2000-2010 Task Force on Neck Pain and Its Associated Disorders (2008, NCBI)<br />
- A best-evidence review of diagnostic procedures for neck and low-back pain (2008, NCBI)<br />
- Methods for the best evidence synthesis on neck pain and  its associated disorders: the Bone and Joint Decade 2000-2010 Task  Force on Neck Pain and Its Associated Disorders(2008, NCBI)<br />
- A new conceptual model of neck pain: linking onset, course, and care: the Bone and Joint Decade 2000-2010 Task Force on Neck Pain and Its Associated Disorders (2008, NCBI)<br />
- Randomized controlled trial of exercise for chronic  whiplash-associated disorders (2007, NCBI)<br />
- Classification of patients with whiplash associated  disorders (WAD): reliable and valid subgroups based on the  Multidimensional Pain Inventory (MPI-S) (2006, NCBI)<br />
- Efficacy of  spinal manipulation and mobilization for low back pain and neck pain: a  systematic review and best evidence synthesis (2004, NCBI)<br />
<br />
<a href="R_cervicodorsale.html"> Vai alla pagina</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Botta e risposta Evidence Based</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=203</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/default.asp">Blog Scire</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
<p style="text-align: justify;">Che pacchia sarebbe, poter avere a disposizione un servizio di  risposte rapide, Evidence Based, alle domande che sorgono mentre sei in  ambulatorio o in reparto e alle quali non sai rispondere.&nbsp;Ad esempio,  immagina che un paziente ti ponga la domanda: &ldquo;dottore, ci sono prove  che l&rsquo;agopuntura sia efficace per prevenire gli attacchi di emicrania?&rdquo;  Visto che il paziente ti chiede precisamente di sapere se ci sono prove,  e non in generale cosa ne pensi, <strong>sarebbe bello poter inviare a  un centro Evidence Based la domanda, e ricevere magari la risposta nel  giro di un quarto d&rsquo;ora o venti minut</strong>i al massimo, cos&igrave; da  poterla utilizzare direttamente nella consultazione. Sembra  fantascienza, ma non lo &egrave; e non &egrave; neanche un sogno. E&rsquo; invece  esattamente quello che &egrave; stato realizzato in una ricerca nell&rsquo;Ontario,  in Canada, coinvolgendo 82 medici di medicina generale, cinque  infermieri e uno specializzando, con grande soddisfazione loro e anche  dei bibliotecari che fornivano l&rsquo;informazione. Bibliotecari un po&rsquo;  speciali, va detto, in quanto appositamente formati per poter  partecipare con successo a questo progetto. </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="text-align: justify;">Lo studio in questione &egrave; stato pubblicato su <em>Health  Information and Libraries Journal</em> da parte di un gruppo di  ricercatori guidati da Jessie McGowan, che hanno illustrato in dettaglio  il sistema utilizzato. Funziona cos&igrave;: il medico che ha un dubbio e che  vorrebbe una risposta Evidence Based, <strong>pu&ograve; porre la domanda  direttamente su un&rsquo;interfaccia dal web, utilizzando anche un palmare o  un cellulare connesso a Internet</strong>, quindi pu&ograve; farlo anche se in  quel momento &egrave; al letto del malato, magari al suo domicilio. Il  messaggio arriva sul computer del bibliotecario dove si accende un pop  up e suona un segnale sonoro, per dire che, appunto, &egrave; arrivata una  domanda. Il bibliotecario trasforma tutte le volte che &egrave; possibile la  domanda ricevuta nello schema PICO (Paziente, Intervento, Controllo,  Outcome) e stabilisce di che tipo di domanda si tratta (ad esempio  diagnosi, eziologia, terapia, prognosi, eccetera). </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="text-align: justify;">Poi, seguendo una check list predefinita, va <strong>a caccia della  risposta utilizzando innanzitutto fonti terziarie e secondarie, come <em>Clinical Evidence</em>,  le linee guida del <em>NICE</em>, report di <em>Health technology  assessment</em>, siti di domande e risposte (come <em>Attract </em>e  <em>Trip</em>)</strong>  e comunque sempre fonti di cui &egrave; conosciuto il rigore metodologico.  Quando trova la risposta, il bibliotecario fa un&rsquo;operazione di copia  incolla, evitando finch&eacute; possibile di riscrivere il testo, in modo da  non correre il rischio di inserire errori. A quel punto, click, la  risposta &egrave; inviata al medico che ha posto la domanda, con il link alla  fonte originale. </p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<p style="text-align: justify;">A questa esperienza, durata circa due anni, hanno partecipato quattro  bibliotecari a tempo parziale, quindi come se si fosse trattato di poco  pi&ugrave; di due bibliotecari a tempo pieno. Alla centrale Evidence Based <strong>sono  arrivate una cinquantina di domande&nbsp;alla settimana</strong>, quindi si  pu&ograve; dire che il servizio &egrave; stato largamente utilizzato. I questionari e  le interviste di fine studio hanno messo in evidenza un buon livello di  soddisfazione da parte dei clinici e anche dei bibliotecari, anche se  sono ovviamente state rilevate delle criticit&agrave;. Ad esempio, in alcuni  casi alle domande non era possibile dare un risposta, dal momento che  non erano orientate alla pratica o riguardavano il dosaggio  farmacologico per uno specifico paziente, o erano domande multiple (in  quest&rsquo;ultimo caso il bibliotecario rispondeva solo alla prima). Ci sono  stati momenti in cui a un bibliotecario arrivavano pi&ugrave; domande  contemporaneamente, e allora era difficile stare nei 20 minuti di  risposta che ci si era prefissati; talvolta ci si trovava poi di fronte a  evidenze in conflitto tra loro, e qui la risposta doveva per forze  essere pi&ugrave; complessa. <br />
</p>
<p style="text-align: justify;">(...)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=95" target="_blank">Articolo integrale</a><br />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>L’adattamento locale delle linee guida
Quando è lecito modificare le raccomandazioni cliniche?
</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=204</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a href="http://www.gimbenews.it/viewissue.aspx?id=10" target="_blank">GIMBE</a><em><a href="javascript:void(0);/*1272615279204*/">news</a>)</em><br />
</sub></sup></div>
<br />
<div class="articolo1">
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">Nell&rsquo;attuazione del governo clinico le organizzazioni sanitarie devono fare  riferimento alle linee guida (LG) per standardizzare i processi assistenziali e  costruire gli indicatori di appropriatezza clinica, con il fine ultimo di  erogare assistenza di elevata qualit&agrave; in accordo con le migliori evidenze  scientifiche. Considerato che per un&rsquo;azienda sanitaria, la produzione di LG di  elevata qualit&agrave; metodologica &egrave; una <em>mission impossible</em> - per risorse,  competenze metodologiche e tempo - si configurano solitamente due scenari:  produzione ex novo di LG di scadente qualit&agrave; metodologica o tentativi informali  di adattamento locale di LG esistenti. In entrambi i casi il risultato - e  probabilmente anche l&rsquo;obiettivo - &egrave; identico: legittimare per iscritto pratiche  locali gi&agrave; consolidate! </p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">Considerata l&rsquo;ampia disponibilit&agrave; di LG di buona qualit&agrave; - prodotte da  agenzie governative e/o da societ&agrave; scientifiche - &egrave; indispensabile definire  un&rsquo;approccio sistematico e rigoroso per l&rsquo;adattamento locale delle LG che,  proponendo un&rsquo;assistenza sanitaria ideale, generalmente incontrano nei setting  assistenziali numerosi ostacoli alla loro applicazione. </p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify"><span style="color: rgb(51, 51, 51);"><strong>1. Principi  generali</strong></span><br />
Ciascuna organizzazione sanitaria &egrave; caratterizzata  dai requisiti strutturali, tecnologici, organizzativi, professionali -  &ldquo;patrimonio STOP&rdquo; - generalmente definiti dalle normative regionali per  l&rsquo;accreditamento istituzionale. Inoltre, l&rsquo;organizzazione &egrave; ubicata in una  specifica area geografica con proprie caratteristiche di viabilit&agrave;, &egrave;  condizionata dal contesto socio-culturale della popolazione ed &egrave; regolamentata  da normative sanitarie nazionali, regionali e locali. Tutti questi elementi,  caratterizzando il contesto locale, costituiscono potenziali ostacoli  all&rsquo;applicazione locale delle LG. In secondo luogo, &egrave; indispensabile  sottolineare che l&rsquo;unit&agrave; elementare di adattamento locale non &egrave; costituita dalla  LG, ma dalla singola raccomandazione clinica. Infine, &egrave; fondamentale accettare  che la resistenza al cambiamento professionale e le pratiche locali consolidate  non costituiscono ostacoli specifici che giustificano la modifica delle  raccomandazioni cliniche.</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">(...)</p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify"><a href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=181" target="_blank">Articolo integrale</a></p>
</div>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Dire e non dire</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=205</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/default.asp">Blog Scire</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
<p align="justify">In alcune occasioni al paziente non si dice tutta la verit&agrave;. &Egrave; un  dato di  fatto, nonostante che oggi si tenda a dichiarare la generale  volont&agrave; di  informare il paziente il pi&ugrave; possibile, sia per trasparenza,  sia perch&eacute; si  ritiene che, adeguatamente informato, il paziente possa  non solo contribuire  alle scelte del medico, ma perfino affrontare  meglio da un punto di vista  psicologico le difficolt&agrave; poste dalla  malattia. Di questo argomento, forse  <strong>tra i pi&ugrave; difficili del  rapporto medico-paziente</strong>, parla un  breve <a target="_blank" href="http://content.nejm.org/cgi/content/full/362/5/380">articolo</a>  appena pubblicato dal <em>New England Journal of  Medicine</em>,  intitolato <em>Whithholding information from patients &ndash; When less  is  more</em>, che &egrave; stato scritto da tre medici americani, guidati da  Ronald  Epstein. </p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">In sostanza, l&rsquo;articolo ricorda che <strong>ci sono alcune  condizioni, per  cos&igrave; dire, &ldquo;ufficialmente riconosciute&rdquo;, nelle quali si  d&agrave; per scontato che al  paziente non si d&agrave; la completa informazione</strong>  su diagnosi, prognosi e  trattamento: quando il paziente &egrave; considerato  privo della capacit&agrave; cognitiva  necessaria per comprendere  l&rsquo;informazione; quando ci si trova in una condizione  di emergenza che  costringe a intervenire (per esempio la rottura di un aneurisma   aortico); quando il paziente fa capire al medico di non voler conoscere  la  propria situazione e soprattutto i dettagli riguardanti, ad esempio,  la  prognosi. Quest&rsquo;ultima situazione pu&ograve; essere del tutto esplicita,  ricordano gli  autori dell&rsquo;articolo, ma anche implicita, tra le righe.  Infatti, il paziente pu&ograve;  semplicemente rispondere con il silenzio ai  tentativi di spiegazione da parte  del medico, oppure mostrarsi  distratto e tendere a cambiare argomento, ma anche  in tali casi bisogna  essere in grado di recepire il messaggio e comportarsi di  conseguenza.  </p>
<div align="justify"> </div>
<p align="justify">Poi c&rsquo;&egrave; quella che Epstein e i suoi collaboratori chiamano <strong>la  &ldquo;zona  grigia&rdquo;, ossia quelle &ldquo;situazioni nelle quali i medici  (consciamente o  inconsciamente) nascondono informazioni al paziente</strong>  che avrebbe la  capacit&agrave; di capire e che non ha espresso il desiderio  di non essere informato&rdquo;.  Sono situazioni in cui la decisione su cosa  dire e cosa non dire &egrave; dettata dal  desiderio, da parte del medico, di  voler massimizzare i benefici e minimizzare  il carico psicologico,  cognitivo ed emozionale al quale il paziente viene  esposto. Insomma, &egrave;  un sottile lavoro psicologico che spesso il medico fa senza  neanche  rendersene conto, e che &egrave; basato essenzialmente sulla sua esperienza e   sulla sua sensibilit&agrave; umana. Quindi al paziente non viene detto proprio  tutto,  nella convinzione che tacere o sfumare su qualche punto  dell&rsquo;informazione potr&agrave;  portargli un beneficio. <br />
</p>
<p align="justify">(...)</p>
<p align="justify"><a target="_blank" href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=94">Articolo integrale</a><br />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Twitter è un veicolo di disinformazione sanitaria?</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=206</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da<a href="http://www.pensiero.it/index.asp" target="_blank"> Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
<div align="justify">Twitter e i social network possono contribuire a diffondere la  disinformazione sui temi della salute. L&rsquo;allarme arriva da uno studio  pubblicato dall&rsquo;<em>American Journal of Infection Control</em>.<br />
<br />
I ricercatori della Columbia University coordinati da Daniel Scanfeld  hanno analizzato 52153 tweet contenenti la parola &quot;antibiotici&quot;  pubblicati su Twitter tra marzo e luglio 2009. &Egrave; emerso che i messaggi  del tutto errati la fanno da padroni: la parola &quot;antibiotici&quot; era  associata a quella &quot;influenza&quot; in 345 tweets che sono arrivati a  complessivamente 172.571 follower; la parola &quot;antibiotici&quot; era associata  a quella &quot;raffreddore&quot; in 302 tweets che hanno raggiunto la bellezza di  850.375 follower.<br />
<br />
L&rsquo;occasione buona per rigettare Twitter e i social network in toto?  Niente affatto. Spiega Scanfeld: &quot;Gli operatori sanitari dovrebbero  avere familiarit&agrave; con gli strumenti del social networking, perch&eacute; sono  un formidabile mezzo di diffusione di informazioni sanitarie e vengono  gi&agrave; usati intensamente a questo scopo.<br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=972" target="_blank">Articolo integrale</a></div>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Un caffè con...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=207</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 30/04/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Un caff&egrave; con...<br />
<br />
- <strong>Intervista a Carlo A.  Perucci</strong>&nbsp; &quot;Le  valutazioni migliorano il   sistema&quot; a cura del Pensiero Scientifico Editore<br />
<br />
<a href="caffe_con.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Dowload Area </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=202</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 24/04/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Complesso spalla<br />
<br />
- Efficacy and cost-effectiveness of a physiotherapy  program for chronic rotator cuff pathology: A protocol for a randomised,  double-blind, placebo-controlled trial (2007)<br />
- New Paradigms in Rotator Cuff Retraining (2004)<br />
<br />
<a href="spalla_download.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Varie<br />
<br />
- Effectiveness of Aquatic Exercise and Balneotherapy: A  Summary of Systematic Reviews Based on Randomized Controlled Trials of  Water Immersion Therapies (2010)<br />
- Evidence regarding therapeutic exercise in  physiotherapy (2006)<br />
<br />
<a href="varie_download.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt;EBM<br />
<br />
<font color="#ff6600"><font color="#000000">- The GRADE System  for Rating Clinical Guidelines </font><font color="#000000">(2009)<br />
</font></font>- EBM: Evidence to practice &amp; practice to evidence  (2008)<br />
- Development of AMSTAR: a measurement tool to assess the methodological  quality of systematic reviews (2007)<br />
<br />
<a href="ebm_download.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt;Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Regione lombo-pelvica <br />
<br />
- Controversies in the Current Management of Lumbar  Hernias (2010)<br />
- Diagnosis and Treatment of Low Back Pain: A Joint Clinical Practice  Guideline from the American College of Physicians and the American Pain  Society (2007)<br />
- The development of an evidence-based patient booklet for patients  undergoing lumbar discectomy and un-instrumented&nbsp; decompression (2006)<br />
<br />
<a href="Rlombopelvica_download.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Approfondimenti su...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=201</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 07/04/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione dei disordini  muscolo-scheletrici -&gt; Ginocchio<br />
<br />
- The long-term effect of 2 postoperative rehabilitation programs after anterior cruciate ligament reconstruction: a randomized controlled clinical trial with 2 years of follow-up (2009, NCBI)<br />
- A procedure-specific systematic review and consensus recommendations for postoperative analgesia following total knee arthroplasty (2009, CRD)<br />
- Land-based versus water-based rehabilitation following total knee  replacement: a randomized, single-blind trial (2009, NCBI)<br />
- Obesity and inpatient rehabilitation outcomes following knee  arthroplasty: a multicenter study (2008, NCBI)<br />
- Accelerated perioperative care and rehabilitation intervention for hip and knee replacement is effective: a randomized clinical trial involving 87 patients with 3 months of follow-up (2008, NCBI)<br />
- Effectiveness of physiotherapy exercise after knee arthroplasty for osteoarthritis: systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials (2008, CRD)<br />
- Pain management and accelerated rehabilitation for total hip and total knee arthroplasty (2007, NCBI)<br />
- Targeted early rehabilitation at home after total hip and knee joint replacement: does it work? (2007, CRD)<br />
<br />
<a href="ginocchio.html"> Vai alla pagina</a><br />
<br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione dei disordini   muscolo-scheletrici -&gt; Anca<br />
<br />
- Measurement of hip range of flexion-extension and straight-leg raising (2008, NCBI)<br />
<br />
<a href="anca.html"> Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione dei disordini    muscolo-scheletrici -&gt; Piede-Caviglia<br />
<br />
- Single or Double  Tubigrip&trade; after acute ankle inversion injury? (2007, BestBets)<br />
<br />
<a href="piede_caviglia.html"> Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione dei disordini     muscolo-scheletrici -&gt; Varie<br />
<br />
- The mechanisms of manual therapy in the treatment of musculoskeletal pain: a comprehensive model (2009, NCBI)<br />
- Does stretching before exercise help prevent injury? (2009, BestBets)<br />
<br />
<a href="varie.html"> Vai alla pagina</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Linee guida, sì e no</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=196</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/03/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/articolo.asp?articolo=97" target="_blank">Blog Scire</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
<p>Servono a qualcosa le linee guida? Voglio dire, guardiamoci negli occhi, come  operatore sanitario, ritieni che le linee guida siano in qualche modo utili per  la tua professione? Hai fiducia nelle linee guida e in chi le realizza? Non  siamo gli unici a chiedercelo. Se lo sono domandati anche al <em>BMJ</em> e  hanno chiesto a due esperti, Raymond Gibbons e Richard Grol, di dire la loro.  <strong style="font-weight: normal;">Uno ha parlato </strong><strong style="font-weight: normal;">in favore</strong><strong style="font-weight: normal;"> delle linee guida, uno  </strong><strong style="font-weight: normal;">contro</strong>. Vediamo in breve le loro  argomentazioni. </p>
<p>Secondo Raymond Gibbons, le linee guida migliorano realmente la qualit&agrave;  dell&rsquo;assistenza. Per sostenere questo suo punto di vista, porta fatti concreti,  l&rsquo;esempio dell&rsquo;area cardiovascolare. Dice che tra il 1970 e il 2000, negli Stati  Uniti, l&rsquo;aspettativa di vita &egrave; aumentata di sei anni e che quattro di questi  anni di vita in pi&ugrave; sono stati dovuti a miglioramenti nell&rsquo;area cardiovascolare.  Met&agrave; di tali miglioramenti vanno attribuiti all&rsquo;abbattimento dei fattori di  rischio, met&agrave; a un salto di qualit&agrave; nei trattamenti. Per&ograve; si sarebbe potuto fare  di pi&ugrave;. Il guaio, infatti, &egrave; che anche quando si sapeva che un certo trattamento  era pi&ugrave; efficace di altri, non veniva utilizzato nella pratica clinica. Un bel  guaio davvero. Gibbons porta l&rsquo;esempio dei pazienti con infarto acuto e che  avevano gi&agrave; avuto un precedente evento: solo la met&agrave; di loro, pur in assenza di  controindicazioni, riceveva l&rsquo;acido acetilsalicilico. Porta anche altri esempi,  come la mancata prescrizione di ACE-inibitori in circa la met&agrave; dei pazienti con  scompenso cardiaco che di questi farmaci avrebbero invece potuto giovarsi.  Ebbene, Gibbons dice che &egrave; stato grazie alle linee guida messe a punto  dall&rsquo;<em>American College of Cardiology </em>e dall&rsquo;<em>American Heart</em>  <em>Association</em> che le cose sono cambiate man mano. Le linee guida sono  state applicate, e la mortalit&agrave; per patologie cardiovascolari si &egrave;  parallelamente ridotta. Tra il 2000 e il 2005, poi, c&rsquo;&egrave; stato un incremento  della compliance nell&rsquo;utilizzo pratico delle linee guida sull&rsquo;infarto dal 77 per  cento circa al 93 per cento circa, incremento che si &egrave; tradotto in una riduzione  di mortalit&agrave; da 103 casi su 1000 a 81 casi su 1000. Quindi, le <strong style="font-weight: normal;">linee  guida servono, conclude Gibbons, naturalmente se sono applicate all&rsquo;assistenza  reale</strong>. <br />
</p>
<p>(...)</p>
<p><a href="http://www.scire-ausl.bo.it/dblog/default.asp" target="_blank">Articolo integrale</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Al mercato del congresso</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=197</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/03/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a href="http://www.pensiero.it" target="_blank">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></sup><br />
<div align="left"><sup><sub><br />
</sub></sup>
<div align="justify">Troppi congressi? S&igrave;, forse, &hellip; dipende. S&igrave;, dipende dalle finalit&agrave; che dovrebbero trasparire dai palinsesti e dai contenuti dei programmi. Ma questo, purtroppo, non avviene spesso. Stiamo riferendoci, per esempio, ai congressi annuali delle associazioni o societ&agrave; scientifiche che operano nel campo della salute, non ai congressi &ldquo;specchietto per le allodole&rdquo; o turistici o me too che ancora pullulano e contribuiscono alla definizione del profilo scientifico (ed etico) italiano. &Egrave;, infatti, difficile se non impossibile comprendere dal programma, ma anche partecipandovi, il razionale di molti congressi: quale disegno e strategia, informativi ed educativi, sono dietro la vetrina. Come dice il messaggio sulle pagine del sito OMCeO di Udine1 a firma di Tiziano Testori.<br />
Quindi, un congresso dovrebbe differenziarsi da un altro, non fosse altro perch&eacute; i partecipanti (i soci) sono diversi, i bisogni diversi, le ragioni societarie e associative diverse. Invece tutti i congressi si assomigliano sempre pi&ugrave;. I relatori, sempre pi&ugrave; trasversali tra discipline e tipi di convegni (locali, regionali, straordinari, ecc.), sembrano siano stati estratti da un &ldquo;Registro nazionale dei relatori&rdquo; se si considera, per alcuni di questi, il numero di interventi, relazioni e presenze sparse per l&rsquo;Italia nel corso di un anno: veri animali congressuali. Ovviamente i contributi sono tutti pressoch&eacute; identici, bi o tri tematici certo, per non annoiarsi. Spesso, ma non sempre, gran parte del materiale &egrave; una fonte &ldquo;quaternaria&rdquo; di informazione. <br />
I congressi scientifici sono sempre pi&ugrave; un&rsquo;attivit&agrave; imprenditoriale, con specifiche (quando non proprie) &ldquo;agenzie&rdquo; o &ldquo;aziende italiane nel settore dell&rsquo;organizzazione di congressi medici, scientifici e farmaceutici&rdquo; e, quindi, nel contesto del mercato e delle sue regole andrebbero, forse, collocati e valutati. Fenomeno solo italiano? No, certamente. Ma molto pi&ugrave; ipertrofico che altrove. Perch&eacute; &ldquo;sregolato&rdquo;, incontrollato,&hellip; &ldquo;non codificato&rdquo;. I rari codici di comportamento etico che alcune societ&agrave; e associazioni hanno adottato sono spesso generici, eludibili e fondamentalmente rivolti al comportamento del singolo e non alla collettivit&agrave; dei soci o associati. Neppure gli statuti affrontano in dettaglio la questione. L&rsquo;attivit&agrave; congressuale 2009 si &egrave; conclusa con 2 congressi di grandi societ&agrave; nazionali in spazi fieristici di 2 citt&agrave; del nord d&rsquo;Italia. In entrambi i casi per accedere alle sale delle conferenze bisognava attraversare gli spazi degli espositori senza alcuna alternativa.<br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a href="http://www.pensiero.it/vapensiero/pdf/fiera_dei_congressi.pdf" target="_blank"> </a><a style="margin-top: 12px; font-weight: normal; font-size: 12px; color: rgb(104, 6, 6); text-decoration: none;" href="http://www.pensiero.it/vapensiero/pdf/fiera_dei_congressi.pdf" target="_blank">L'editoriale</a> (PDF: 114 Kb)<br />
</div>
</div>
</div>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Teaching Evidence-based Practice
L’esperienza di un percorso integrato nel corso di laurea in ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=198</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/03/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a href="http://www.gimbenews.it/viewissue.aspx?id=10" target="_blank">GIMBEnews</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
<strong>Background</strong><br />
Le competenze per l&rsquo;Evidence-based Practice (EBP) oggi sono definite &ldquo;core&rdquo; per tutte le professioni sanitarie (Dawes M et al, 2005). Nonostante questo sia stato definito anche per fisioterapisti a livello internazionale - World Confederation for Physical Therapy - e nazionale - Core curriculum e Core competence del tirocinio - la diffusione dell&rsquo;EBP nella pratica clinica &egrave; ancora oggi limitata (Bridges et al, 2007). Considerato che, la formazione di base &egrave; fondamentale nel determinare le decisioni cliniche del professionista (Turner &amp; Whitfield, 1999) anche a distanza di tempo dal termine degli studi, essa determina un imprinting per l&rsquo;attitudine verso l&rsquo;EBP. Pertanto, &egrave; indispensabile educare sin dalla laurea triennale i futuri professionisti, utilizzando modalit&agrave; didattiche efficaci. In particolare, la letteratura suggerisce l&rsquo;impiego di strategie multimodali integrando formazione e pratica clinica (Coomarasamy et al, 2004; Straus et al, 2005; Hatala et al, 2006). Infine, considerato che gli studenti inizialmente possiedono una quantit&agrave; limitata di conoscenze ed esperienze, occore modulare la didattica alla cultura e alle progressive esperienze degli studenti.<br />
<br />
<strong>Obiettivo</strong><br />
Implementare un percorso multimodale nel corso di laurea triennale in fisioterapia, con la finalit&agrave; di acquisire le core competences dell&rsquo;EBP, applicarle alla pratica e promuovere attitudini positive nei confronti dell&rsquo;EBP.<br />
<strong><br />
Metodi</strong><br />
Il corso di laurea in fisioterapia dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Ferrara prevede l&rsquo;ingresso annuale di 20-25 studenti, numero ideale per utilizzare una didattica interattiva. L&rsquo;avvio del programma (biennio 2000-2002) ha coinciso con la precedente riforma universitaria, favorendo una ristrutturazione curriculare. Fattori inibenti erano la scarsa conoscenza dell&rsquo;EBP da parte di docenti e tutor di tirocinio; costituivano invece fattori facilitanti le crescenti abilit&agrave; informatiche e di conoscenza della lingua inglese da parte degli studenti...<br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=182"> Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Anamnesi familiare: rito o buona pratica?</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=199</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/03/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.partecipasalute.it/cms_2/">Partecipasalute</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
<blockquote>
<p class="fonte"><em>Fonte<br />
Wilson BJ, Qureshi N, et al. Systematic review: family history  in risk assessment for common  diseases. Ann Intern Med 2009;151:878-85.<br />
Berg AO, Baird MA, et al. National  Institutes of Health State-of-the-Science Conference Statement: Family history  and improving health. Ann Intern Med 2009;151:872-7. </em></p>
</blockquote>
<p>Nel primo incontro tra un paziente e un medico &egrave; immancabile una serie di  domande sulle storia personale e familiare di malattia, insieme alla visita. I  due momenti, anche indicati con i termini di anamnesi ed esame obiettivo, sono  stati insegnati ai medici di ogni generazione, probabilmente fin dalle origini  della medicina stessa. Si tratta di grandi classici che progressi scientifici e  innovazioni tecnologiche non hanno abolito n&eacute; modificato, anche perch&eacute; sono gli  unici elementi della valutazione clinica che non richiedono altri mezzi e  strumenti se non il dialogo e la reciproca comprensione tra curante e curato e  alcune manovre, esse pure di pluridecennale tradizione, che impegnano la  manualit&agrave; del sanitario e al massimo richiedono uno stetoscopio e uno  sfigmomanometro, strumenti ormai storici anch'essi.</p>
<p>Ma al di l&agrave; del rispetto di una consuetudine consolidata, nessuno ha mai  verificato se la raccolta dell'anamnesi familiare rappresenti un utile  contribuito alla valutazione del rischio e alla gestione  del singolo paziente. Una recente revisione condotta presso Universit&agrave;  britanniche e canadesi e pubblicata sugli <em>Annals of Internal Medicine</em> si  &egrave; posta la domanda, senza giungere per&ograve; a conclusioni definitive.</p>
<p>Infatti il tentativo di selezionare la letteratura scientifica che avesse  analizzato l'impatto della storia familiare sugli interventi medici o la  relazione tra i dati riportati e la reale frequenza di malattia nel paziente, ha  deluso le aspettative e identificato pochi studi di cattiva qualit&agrave;  metodologica. Come se nonostante una prassi decennale, se non secolare, di  raccolta dell'anamnesi, nessuno si sia mai preoccupato di verificarne la  validit&agrave;. E alla fine il  quesito dei ricercatori non ha trovato risposta.&nbsp; <br />
</p>
<p>(...)</p>
<p><a href="http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1405" target="_blank">Articolo integrale</a><br />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>La scala di Valutazione Oswestry Disability INDEX (ODI)</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=200</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/03/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><br />
<blockquote><em>Monticone M., Baiardi P., Ferrari S., Foti C., Mugnai R., Pillastrini P., Vanti C., Zanoli G. Development of the Italian Version of the Oswestry Disability Index (ODI-I). Spine, 2009; 34(19): 2090-5</em><br />
</blockquote><br />
<a href="/upload_area/fckeditor/Scala.pdf">La scala di valutazione </a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Approfondimenti su...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=195</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 25/03/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Regione Lombo-pelvica<br />
<br />
- Rehabilitation after lumbar disc surgery: an update Cochrane review (2009, NCBI)<br />
- The outcomes of lumbar microdiscectomy in a young, active population: correlation by herniation type and level (2008, NCBI)<br />
- Rehabilitation after lumbar disc surgery (2008, NCBI)<br />
- Comparison of 3 physical therapy modalities for acute pain in lumbar disc herniation measured by clinical evaluation and magnetic resonance imaging (2008, NCBI)<br />
- Prolonged conservative care versus early surgery in patients with sciatica from lumbar disc herniation: cost utility analysis alongside a randomised controlled trial (2008, BMJ)<br />
- Physiotherapy-based rehabilitation following disc herniation operation: results of a randomized clinical trial (2007, NCBI)<br />
- Rehabilitation after lumbar disc surgery (2007, Cochrane Library)<br />
- Back extensor muscle fatigue in patients with lumbar disc herniation. Pre-operative and post-operative analysis of electromyography, endurance time and subjective factor (2006, NCBI)<br />
- Efficacy of spinal manipulation and mobilization for low back pain and neck pain: a systematic review and best evidence synthesis (2004, NCBI)<br />
- Effectiveness of behavioral graded activity after first-time lumbar disc surgery: short term results of a randomized controlled trial (2003, NCBI)<br />
<br />
<br />
<a href="regione_lombopelvica.html"> Vai alla pagina</a><br />
<br />
<a href="ebm_approfondimenti.html"></a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Il sistema della peer review è da rifondare?</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=191</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a href="http://www.pensiero.it/index.asp" target="_blank">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
Un gruppo di ricercatori di primo livello nel campo delle cellule staminali lancia l'accusa: c'&eacute; chi abusa del sistema della peer review facendo ostruzione e assumendo posizioni irragionevoli che ritardano la pubblicazione di lavori scientifici importanti. La polemica trova eco sulla rivista <em>The Scientist</em>.<br />
<br />
Robin Lovell-Badge e Austin Smith dell&rsquo;University of Cambridge hanno lanciato il sasso in un&rsquo;intervista alla BBC, avanzando l&rsquo;ipotesi che alcuni scienziati scrivano review negative o richiedano dati supplementari con il preciso scopo di boicottare la pubblicazione degli studi sottoposti alla loro peer review, in modo di pubblicare prima i lavori dei quali sono autori o quelli di loro amici e colleghi. Una lettera aperta ai direttori delle pi&ugrave; importanti riviste scientifiche, solo qualche mese fa 14 ricercatori scrivevano: &quot;Paper scientificamente compromessi o che contengono progressi scientifici modesti ricevono spesso attenzione, mentre la pubblicazione di dati nuovi e realmente originali viene ritardata o respinta&quot;. <br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=944" target="_blank"> Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Effetto placebo: si punta a inserirlo nella pratica clinica</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=192</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/index.asp">Il pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
<strong>Non esiste un solo effetto placebo, ma molti. In altre parole, il contesto  psicosociale nel quale vive un paziente quando riceve un trattamento pu&ograve; avere  un impatto profondo sulla sua psicologia.</strong> I meccanismi attraverso i quali il  contesto agisce sulla psiche - e quindi sull&rsquo;organismo - sono le aspettative  sull&rsquo;efficacia di un trattamento, il desiderio di sollievo dai sintomi, i  processi di apprendimento. Lo rivela un approfondito editoriale sul placebo  appena pubblicato dal <em>Lancet</em>.<br />
<br />
&ldquo;Per molti anni&rdquo; &ndash; scrivono gli  autori &ndash; &ldquo;il placebo &egrave; stato definito a partire dal suo contenuto inerte e  utilizzato nei trial clinici e nella pratica clinica: <strong>recenti ricerche  mostrano che gli effetti placebo sono eventi genuinamente psicobiologici  attribuibili al contesto terapeutico</strong>, e che tali effetti possono essere  anche robusti sia in laboratorio sia in un contesto ambulatoriale&rdquo;. <br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=947"> Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Report 5a Conferenza Nazionale GIMBE® 
Dall'Evidence-based Practice alla Clinical Governance
</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=194</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.gimbe.org/index.htm">GIMBE</a>)</sub></sup><br />
</div>
<font size="2" face="Arial"><br />
Anche quest'anno invitare professionisti e organizzazioni sanitarie  				a costruire insieme il programma &egrave; stata la ricetta vincente:  				l'elevato numero di contributi e l&rsquo;applicazione di rigorosi  				criteri di valutazione hanno richiamato quasi <strong>500 partecipanti</strong>  				da <strong>19 regioni</strong> e rappresentativi di <strong>tutte le professioni</strong>  				sanitarie.<br />
&nbsp;</font>
<p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; line-height: 150%;"><font size="2" face="Arial"><font size="2">Le  				due <strong>letture  					introduttive</strong> hanno provato a rispondere a interrogativi di  					estrema attualit&agrave;: </font></font></p>
<p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; line-height: 150%;"><font size="2" face="Arial"><font size="2"><br />
</font></font></p>
<p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; line-height: 150%;"><font size="2" face="Arial"><font size="2">- Il <strong>Nuovo Sistema di  					Formazione Continua in Medicina</strong> rappresenta una concreta  					opportunit&agrave; per la diffusione dell'EBP e l'attuazione della  					clinical governance nelle organizzazioni sanitarie?  					Attraverso quali strumenti &egrave; possibile raggiungere questi  					obiettivi?</font></font></p>
<p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; line-height: 150%;"><font size="2" face="Arial"><font size="2">- Il <strong>Governo Clinico</strong> costituisce  					un'ancora di  					salvezza per l'<strong>universalismo del sistema sanitario pubblico</strong>?  					In particolare, quali sono i rischi di una sua applicazione  					&quot;federalistica&quot;&nbsp; conseguente all'eterogeneit&agrave; dei  					diversi Piani Sanitari Regionali?</font></font></p>
<p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; line-height: 150%;">&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; line-height: 150%;"><font size="2" face="Arial"><font size="2">(...)<br />
</font></font></p>
<p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; line-height: 150%;">&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt; line-height: 150%;"><a target="_blank" href="http://www.gimbe.org/report/conferenza_2010/index.htm">Tutto sul congresso e le slides&nbsp;da scaricare</a></p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Wikipedia in Sanità, ecco i rischi</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=193</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 28/02/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a target="_blank" href="www.pensiero.it">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
Tra gli argomenti pi&ugrave; caldi dell&rsquo;attuale dibattito a tema Internet, c&rsquo;&egrave;  l&rsquo;attenzione riservata dal popolo del web a Wikipedia, la pi&ugrave; grande  enciclopedia online, che deve il suo primato alla potenza mediatica del suo  primo alleato, Google.<br />
<br />
Una fonte d&rsquo;informazione inesauribile e  democratica (si basa sul consenso e tutti possono partecipare), ma non sempre  ineccepibile o trasparente, e spesso oggetto di &ldquo;wiki-marketing&rdquo;: l'inserimento  &ndash; pi&ugrave; o meno velato &ndash; di messaggi promozionali tanto pi&ugrave; pericolosi quanto pi&ugrave;  legati ad aspetti fondamentali dell&rsquo;esistenza, come nel caso della salute.  Materia sulla quale Wikipedia &egrave; interrogata da 3 utenti su 4, il 75% dei quali  afferma di lasciarsi influenzare nelle proprie scelte dalle risposte  ottenute.<br />
<br />
<strong>Ma quali sono i rischi della fiducia incondizionata data a  Wikipedia, specialmente in un campo cos&igrave; delicato come quello della scienza  medica? E come difendersi?</strong> A rispondere, in un&rsquo;intervista radiofonica su Radio 24,  &egrave; <strong>Tom Jefferson</strong>, tra i primi a denunciare i pericoli del marketing sulla  salute dovuti al successo di Wikipedia.<br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDnews=940" target="_blank"> Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Dowload Area </title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=189</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 14/02/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Dowload Area -&gt; Outcomes Research<br />
<br />
- La disabilit&agrave; e la qualit&agrave; della vita dei pazienti con artrite   reumatoide: valutazione e prospettive (Reumatismo, 2004)<br />
- Validazione delle versioni italiane del Bath Ankylosing Spondylitis   Functional Index (BASFI) e del Dougados Functional Index (DFI) in   pazienti con spondilite anchilosante (Reumatismo, 2005)<br />
<br />
<a href="outcome_download.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Approfondimenti su...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=190</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 14/02/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Varie<br />
<br />
- Sistema di classificazione internazionale delle malattie (ICD9-CM) (Ministero della Salute)<br />
<br />
<a href="varie_download.html"> Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici -&gt; Anca<br />
<br />
- Targeted early rehabilitation at home after total hip and knee joint replacement: does it work? (CRD, 2007)<br />
<br />
<a href="anca.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; EBM<br />
<br />
- AGREE. Uno strumento per la valutazione della qualit&agrave; delle linee guida cliniche (2002, ASR Amilia Romagna)<br />
- Strumenti per la valutazione e la reportistica degli studi (2009, BM)<br />
<br />
<a href="ebm_approfondimenti.html">Vai alla pagina</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Approfondimenti su...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=188</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 01/02/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Aggiornamenti<br/>Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione Cardiologica<br />
<br />
- Improving uptake of cardiac rehabilitation: using theoretical modelling to design an intervention (NCBI, 2009)<br />
<br />
<a href="RiabilitazioneCardio_approfondimenti.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione Neurologica<br />
<br />
- Evidence-Based Neurology: Management of Neurological Disorders (JAMA, 2007)<br />
<br />
<a href="RiabilitazioneNeuro_approfondimenti.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />
<br />
Aggiornamento su <br />
Sezioni -&gt; Approfondimenti su... -&gt; Riabilitazione Respiratoria<br />
<br />
- A randomized, controlled study to evaluate the role of an in-home asthma disease management program provided by respiratory therapists in improving outcomes and reducing the cost of care (NCBI, 2009)<br />
- Pulmonary rehabilitation following exacerbations of chronic obstructive pulmonary disease (Cochrane, 2009)<br />
- Maintaining benefits following pulmonary rehabilitation: a randomised controlled trial (NCBI, 2009)<br />
- Effects of home-based pulmonary rehabilitation in patients with chronic obstructive pulmonary disease: a randomized tria (NCBI, 2008)<br />
<br />
<a href="RiabilitazioneRespi_approfondimenti.html">Vai alla pagina</a><br />
<br />
<hr size="2" width="100%" />]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>RRR, RR, OR, ARR, NNT: che confusione!
Istruzioni per l’uso delle misure di efficacia ...</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=183</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/01/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; EBM<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.gimbenews.it/viewissue.aspx?id=9">GIMBEnews</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
Numerosi studi hanno dimostrato che i clinici, gli amministratori sanitari e i pazienti sono influenzati dalle modalit&agrave; con cui vengono presentati i risultati dei trial. In particolare, il trattamento viene percepito pi&ugrave; efficace se i risultati vengono presentati con misure di efficacia relativa, fenomeno noto come effetto framing.<br />
<br />
Senza entrare nel merito di complessi aspetti statistici, obiettivo della pillola &egrave; &ldquo;diradare la nebbia&rdquo; su un aspetto cruciale nell&rsquo;interpretazione dei risultati di un trial: quali sono le definizioni, le formule, i vantaggi e i limiti delle diverse &ldquo;unit&agrave; di misura&rdquo; utilizzate per riportare l&rsquo;efficacia di un trattamento?<br />
<br />
<strong>1. Tabella 2 x 2 ed event rates</strong><br />
In un trial che misura eventi dicotomici, tutte le misure di efficacia derivano dalla tabella 2 x 2, che riporta il numero dei pazienti nei due gruppi (trattati e controlli) in relazione alla presenza/assenza dell&rsquo;evento.<br />
<br />
<div align="center">
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td valign="top" width="80" style="border-color: rgb(0, 56, 130); border-top: 0pt solid rgb(0, 56, 130); border-bottom: 1.5pt solid rgb(0, 56, 130);">&nbsp;</td>
            <td valign="top" align="middle" width="75" style="border-color: rgb(0, 56, 130); border-top: 0pt solid rgb(0, 56, 130); border-bottom: 1.5pt solid rgb(0, 56, 130);"><strong>Evento s&igrave;</strong></td>
            <td valign="top" align="middle" width="75" style="border-color: rgb(0, 56, 130); border-top: 0pt solid rgb(0, 56, 130); border-bottom: 1.5pt solid rgb(0, 56, 130);"><strong>Evento no</strong></td>
        </tr>
        <tr>
            <td valign="top" style="border: medium none ;" bordercolor="#003882"><strong>Trattati</strong></td>
            <td valign="top" align="middle" style="border: medium none ;" bordercolor="#003882">a</td>
            <td valign="top" align="middle" style="border: medium none ;" bordercolor="#003882">b</td>
        </tr>
        <tr>
            <td valign="top" style="border-color: rgb(0, 56, 130); border-bottom: 1.5pt solid rgb(0, 56, 130);"><strong>Controlli</strong></td>
            <td valign="top" align="middle" style="border-color: rgb(0, 56, 130); border-bottom: 1.5pt solid rgb(0, 56, 130);">c</td>
            <td valign="top" align="middle" style="border-color: rgb(0, 56, 130); border-bottom: 1.5pt solid rgb(0, 56, 130);">d</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
</div>
<p>&nbsp;<br />
</p>
<br />
Attraverso due semplici formule vengono calcolati gli event rates, ovvero l&rsquo;incidenza degli eventi nei due gruppi.<br />
<ul>
    <li><strong>Experimental Event Rate (EER)</strong>: incidenza dell&rsquo;evento nel gruppo dei trattati (EER= a/a+b).</li>
</ul>
<ul>
    <li><strong>Control Event Rate (CER)</strong>: incidenza dell&rsquo;evento nel gruppo di controllo (CER= c/c+d).</li>
</ul>
Dalla variabile combinazione di EER e CER derivano tutte le misure di efficacia: relative (RRR, RR, OR) e assolute (ARR, NNT).<br />
<br />
<br />
<div align="center">
<table rules="rows" cellspacing="0" cellpadding="0" border="1" width="230">
    <tbody>
        <tr>
            <td><strong>RRR</strong></td>
            <td align="middle" width="15">=</td>
            <td>[CER - EER]/CER</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><strong>RR</strong></td>
            <td align="middle">=</td>
            <td>EER/CER</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><strong>OR</strong></td>
            <td align="middle">=</td>
            <td>[EER/1 - EER] / [CER/1-CER]</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><strong>ARR</strong></td>
            <td align="middle">=</td>
            <td>CER-EER</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><strong>NNT</strong></td>
            <td align="middle">=</td>
            <td>1/ARR</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
</div>
<br />
<br />
<br />
<strong>2. Misure relative di efficacia </strong><br />
<br />
<strong>Relative Risk Reduction (RRR)</strong>. La riduzione relativa del rischio esprime la riduzione proporzionale del rischio dell&rsquo;evento nel gruppo dei trattati rispetto ai controlli; viene espressa in valore percentuale. <br />
<br />
<strong>Relative Risk (RR)</strong>. Il rischio relativo misura il rischio dell&rsquo;evento nel gruppo dei trattati rispetto ai controlli; viene espresso in valori decimali.<br />
<br />
RRR e RR sono misure complementari: ad esempio una RRR del 60% ci informa che nel gruppo dei pazienti trattati la riduzione proporzionale del rischio dell&rsquo;evento, rispetto ai controlli, &egrave; del 60%. Il corrispondente RR &egrave; 0.40, che quantifica il rischio residuale dell&rsquo;evento nel gruppo dei pazienti trattati. In altri termini, se RRR risponde alla domanda &ldquo;qual &egrave; la riduzione proporzionale dell&rsquo;evento nei pazienti trattati?&rdquo;, RR risponde alla domanda: &ldquo;qual &egrave; il rischio dell&rsquo;evento nel gruppo dei pazienti trattati?&rdquo;. Il limite comune delle misure relative di efficacia, in particolare della RRR che comunica una riduzione del rischio, &egrave; la tendenza a sovrastimare l&rsquo;efficacia di un trattamento, specialmente quando il CER &egrave; molto basso.<br />
<br />
(...)<br />
<br />
<a href="http://www.gimbenews.it/viewarticle.aspx?id_art=166" target="_blank">Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Chi sta bene cura meglio: il tuo dottore come sta?</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=184</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/01/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Medicina Narrativa<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a href="http://www.partecipasalute.it/cms_2/" target="_blank">Partecipasalute</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
<p style="margin-left: 40px; font-style: italic;" class="fonte">Fonti<br />
Wallace JE et al. Physician wellness: a missing quality  indicator. Lancet 2009; 374: 1714<br />
Doctors get ill too. Lancet 2009; 374:  1653. </p>
<p>Se tutti i pazienti leggessero su <em>Lancet</em> l'articolo a firma dei  ricercatori dell'Universit&agrave; di Calgary e il relativo editoriale, potrebbero  rovesciare la tipica domanda con cui qualsiasi medico si informa sulle  condizione di salute del proprio paziente, e manifestare un inatteso, ma  motivato, interessamento nei confronti del curante.&nbsp; &nbsp;</p>
<p>La revisione pubblicata sulla prestigiosa rivista britannica inizia citando  Churchill &quot;Healthy citizens are the greatest asset any country can have&quot;e si  allinea sulla stessa posizione dello statista ma applicandola a una specifica  categoria di cittadini &quot;Physician wellness might not only benefit the individual  physician, it could also be vital to the delivery of high-quality health care.&quot;  Con <em>wellness</em> si intende l'insieme complesso e composito di salute fisica  e mentale e di benessere emotivo; la condizione speculare &egrave; la sindrome da  <em>burnout </em>(con un termine non troppo medico si direbbe l'essere scoppiato)  frutto del logorio delle professioni di assistenza e di aiuto.</p>
<p>Dall'analisi dello stress lavorativo dei sanitari, della loro difficolt&agrave; a  prendersi cura di se stessi e delle conseguenze di un loro stato di salute non  ottimale si evince che la situazione &egrave; l'anticamera alle sostanze da abuso, ai  problemi relazionali e alla depressioni e pu&ograve; a volte essere fatale. Ma ancora  pi&ugrave; rilevante del danno individuale &egrave; quello sulla collettivit&agrave; dei curati,  anche se tra gli indicatori che le organizzazioni sanitarie utilizzano  abitualmente per stabilire la qualit&agrave; delle cure non si tiene conto di alcun  aspetto relativo agli operatori sanitari.</p>
<p>Gli autori hanno selezionato dagli archivi della letteratura scientifica nel  periodo 1985-2009 le revisioni e gli articoli originali che esplorassero il/la  <em>wellness</em> dei medici scoprendo che per il 64% di loro il carico lavorativo  &egrave; troppo pesante e che secondo il 48% &egrave; persino aumentato negli ultimi.  Effettivamente la stima delle ore lavorative medie, escludendo l'attivit&agrave; <em>on  call</em>, risulta di 50-60 ore la settimana.</p>
<p>(...)</p>
<p><a target="_blank" href="http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1387">Articolo integrale</a><br />
</p>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Clinimetria delle malattie muscoloscheletriche
Scale e punteggi</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=185</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/01/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Outcomes Research<br/><div style="text-align: right;"><sup><sub>(tratto da <a target="_blank" href="http://www.mattioli1885.com/libri/il-libro-di-rose.html">Mattioli 1885</a>)</sub></sup><br />
</div>
<br />
<br />
<table cellspacing="1" cellpadding="1" border="0" align="" width="488" summary="" style="">
    <tbody>
        <tr>
            <td><span class="title-product"><img height="166" width="119" src="/upload_area/fckeditor/clinimetria.jpg" alt="" /></span></td>
            <td><span class="title-product">Clinimetria delle malattie muscoloscheletriche | Scale e punteggi</span><br />
            Autori: Fausto Salaffi, Marina Carotti<br />
            <hr size="1" noshade="noshade" />
            ISBN: 978-88-6261-008-7 - Anno: 2008 - Pagine: 450<br />
            <hr size="1" noshade="noshade" />
            Prezzo: Euro 63,00 i.i.<br />
            <hr size="1" noshade="noshade" />
            Formato: cm 20 x 27 - Volume brossurato filorefe<br />
            <hr size="1" noshade="noshade" />
            Collana: <span class="testo1-arancio-bold">Trattati</span> 						 					 					</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
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<span class="title-product" /><br />
<span class="testo1-grigio-bold"><span class="maincolumn">Opera</span></span><br />
<br />
Un&rsquo;opera completa di consultazione che raccoglie la principali scale e i punteggi di valutazione utilizzabili in ambito reumatologico, ortopedico e fisiatrico ha lo scopo di riunire in un unico &ldquo;corpus&rdquo; gli strumenti di valutazione che hanno dimostrato il maggiore grado di accuratezza ed efficacia e che rappresentano un formidabile supporto per la pianificazione di studi e per l&rsquo;attivit&agrave; di ricerca.<br />
<br />
(...)<br />
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<a target="_blank" href="http://www.mattioli1885.com/libri/clinimetria_delle_malattie_muscoloscheletriche.html">Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Convention Nationale L’Eccellenza Professionale nell’era della Clinical Governance

</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=186</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/01/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; Informazione<br/>Sul sito GIMBE &egrave; fruibile il report della Convention Nazionale <em><strong>L&rsquo;Eccellenza Professionale nell&rsquo;era della Clinical Governance </strong>Formazione continua, modifica dei comportamenti, valutazione delle performance, </em>tenutasi a Bologna, il 27 novembre 2009.<br />
Dal sito potrai anche scaricare le slides dei relatori.<br />
<br />
<a href="www.gimbe.org/uffici_formazione/eccellenzaprofessionale/index.htm" target="_blank"> Vai al sito GIMBE</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
        <item>
            <title>Twitter e Medicina: quale rapporto?</title>
            <link>http://www.riabilita.eu/news_detail.php?ID=187</link>
            <description><![CDATA[Pubblicata il: 31/01/2010 - Sezione: In Evidenza &raquo; In rilievo<br/><div align="right"><sup><sub>(tratto da <a href="http://www.pensiero.it/index.asp" target="_blank">Il Pensiero Scientifico Editore</a>)</sub></sup><br />
</div>
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Nel corso degli ultimi mesi sono stati aperti canali di Twitter a supporto di alcune attivit&agrave; legate all&rsquo;ambito medico-sanitario. Vediamo quali grazie a un editoriale della rivista <em>Ricerca &amp; Pratica</em>.<br />
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<strong>Secondo gli ultimi dati rilasciati da comScore, gli utenti unici che hanno visitato Twitter nel mese di giugno 2009 sono stati 44,5 milioni, con un incremento del 19% rispetto a maggio 2009 e del 1.460% rispetto a giugno del 2008. Il successo &egrave; tale che la rivista <em>Times </em>ha deciso addirittura di dedicare a Twitter la copertina del numero pubblicato lo scorso giugno.</strong> <br />
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Nel corso degli ultimi mesi sono stati aperti canali di Twitter a supporto di alcune attivit&agrave; legate all&rsquo;ambito medico-sanitario. Hanno per prime iniziato le societ&agrave; scientifiche che lo hanno adottato come strumento di distribuzione di eventi congressuali. Attraverso queste applicazioni i followers iscritti al canale di Twitter di un congresso possono conoscere il programma congressuale e i resoconti delle relazioni pi&ugrave; significative, possono partecipare al dibattito che queste ultime hanno generato, e chi non pu&ograve; prendervi parte pu&ograve; conoscere le opinioni di chi ha avuto la possibilit&agrave; di assistervi. Un esempio significativo &egrave; quello del recente congresso dell&rsquo;American Society of Clinical Oncology (dove, peraltro, ha trovato spazio anche una sezione &ndash; particolarmente apprezzata dai partecipanti &ndash; dedicata a questi temi), che ha ripreso con successo una iniziativa gi&agrave; sperimentata dall&rsquo;ultimo congresso dell&rsquo;American College of Cardiology. &Egrave; tuttavia quello dell&rsquo;aggiornamento dei propri iscritti la ragione primaria per la quale le societ&agrave; scientifiche decidono di usare Twitter. Per esempio, risale all&rsquo;inizio di aprile il lancio del canale su Twitter da parte dell&rsquo;American Medical Association che cos&igrave; intende offrire alla propria comunit&agrave; (e al pubblico) un ulteriore strumento di rapido aggiornamento e di discussione su temi di attualit&agrave; o sulle attivit&agrave; nelle quali &egrave; coinvolta. D&rsquo;altra parte, quella della immediatezza nella circolazione delle informazioni &egrave; una delle ragioni che hanno convinto numerose riviste mediche ad attivare appositi canali di Twitter, spesso integrati con analoghi canali aperti su Facebook. &Egrave; quanto per esempio ha iniziato a fare da alcuni mesi il <em>New England Journal of Medicine</em>, seguito dal <em>British Medical Journal</em>, da <em>Lancet</em>, da <em>JAMA </em>e da altre riviste mediche internazionali, le quali sfruttano questo meccanismo per pubblicare e distribuire l&rsquo;indice del numero corrente. Altre riviste stanno poi iniziando ad includere Twitter tra i servizi di social bookmarking ospitati in coda agli articoli pubblicati nelle versioni online per consentire ai lettori che lo desiderano di includere il titolo dell&rsquo;articolo e il corrispondente link nelle loro pagine personali di Twitter.<br />
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(...)<br />
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<a target="_blank" href="http://www.pensiero.it/news/news.asp?IDNews=935">Articolo integrale</a>]]></description>
            <author>Riabilita.eu</author>
        </item>
    </channel>
</rss>
